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Aborto

È l’interruzione della GRAVIDANZA entro il centonovantaseiesimo giorno (ventottesima settimana) di gestazione (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità) o entro il centottantesimo giorno (venticinquesima settimana secondo la legislazione italiana). Per alcuni Autori anglosassoni, questi valori sono ancora inferiori: centoventesimo giorno (diciassettesima settimama), corrispondente ad un peso fetale di circa 500 g. Si distinguono fondamentalmente due tipi di aborto: spontaneo e provocato. Aborto spontaneo. È la perdita del prodotto del concepimento che si verifica prima del centocin¬quantaquattresimo giorno (ventiduesima settimana) di gestazione, senza l’intervento intenzionale di sostanze abortive o di strumenti applicati artifi¬cialmente. Raro l’aborto spontaneo dopo questo periodo. Le cause sono le più diverse e, almeno sul piano statistico, si esprimono nei tempi stessi dell’aborto: la maggior parte degli aborti che si verificano durante il I trimestre è dovuta a cause fetali (ad es. anomalie cromosomiche, malformazioni), du¬rante il II trimestre a cause materne (malformazioni uterine, IPOTIROIDISMO, DIABETE MELLITO, NEFRITE CRONICA, forti shock emotivi, malattie infettive gravi, settiche e autoimmuni, azione di tossine, insufficiente produzione di progesterone). L’aborto è detto precoce se si verifica prima della dodicesima settimana di gestazione, tardivo se tra la dodicesima e la ventesima. L’aborto si manifesta con la comparsa di crampi uterini accompagnati o meno da emorragia (ma non sempre i dolori sono indice di aborto!). Un se¬gno importante è la fuoriuscita di abbondante quantità di un liquido traspa¬rente, dovuto alla rottura del sacco amniotico. Di solito viene consigliato il riposo (non necessariamente a letto); se si sospetta una gravidanza ectopica è opportuno effettuare un esame ecografico. Se l’aborto non è stato completo, oppure per vari motivi è irrinunciabile in¬tervenire, il ginecologo provvede ad effettuare il RASCHIAMENTO. Dopo tre aborti consecutivi si parla di aborto abituale, per lo più dovuto ad anomalie cromosomiche fetali o a malattie materne (ad esempio SIFILIDE) o autoim¬muni. Aborto provocato. Detto anche «volontario» o «terapeutico», è l’interruzio¬ne della gravidanza indotta intenzionalmente con mezzi medici (con sostan¬ze che stimolano le contrazioni uterine come le soluzioni saline – nel sacco amniotico – e le PROSTAGLANDINE) oppure chirurgici (nel 96% degli aborti, di solito entro la dodicesima settimana). Oltre la dodicesima settimana si ri¬corre invece generalmente al cosiddetto «D e S» (Dilatazione e Svuota¬mento: dilatazione del canale cervicale, frantumazione del feto, aspirazione mediante cannula). L’attuale legislazione italiana consente l’interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni (tre mesi) di gestazione se il suo prosieguo comporta gravi rischi per la madre, ad es., per persistenti malattie che potrebbero aggravarsi (cardiache, renali, cancro oppure ROSOLIA o AIDS in gravidanza) e/o per il feto, come gravi anomalie di sviluppo incompatibi¬li con la vita (ad es. anencefalia) o genetiche (SINDROME Dl DOWN) Molte di queste anomalie fetali sono già rilevabili durante la vita intrauteri¬na mediante l’esame ecografico, l’AMNIOCENTESI o l’esame dei villi coriali. In ogni caso l’aborto va eseguito da un medico esperto e motivato. Gli aborti clandestini, messi in atto di solito da praticoni e abusivi, comportano un’alta incidenza di infezioni e un altrettanto alta mortalità.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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