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Alzheimer? Non si cura, ma…

Le armi a tua disposizione per la prevenzione, le ultime novità sulle terapie e i trattamenti più indicati, i consigli per mantenere giovane il cervello

La malattia di Alzheimer è una patologia degenerativa neurologica identificata per la prima volta dal medico tedesco Alois Alzheimer, nel 1906. Si impossessa del cervello della persona fino a farlo oscurare del tutto. È dovuta alla morte di alcune cellule cerebrali, i neuroni.
Si possono curare solo i sintomi, ma non si può bloccare né guarire. E non c’è ancora nessuna certezza sulle cause che la scatenano.
Ci sono tuttavia alcuni segnali premonitori che consentono di affinare un’eventuale diagnosi. Ecco quindi i sintomi che possono rivelare il problema.

  • Problemi di memoria – Chi soffre di Alzheimer ha dimenticanze frequenti o un’inspiegabile confusione mentale, a casa o sul lavoro. Può arrivare a cucinare un piatto e dimenticarsi di servirlo o addirittura di averlo mai preparato.
  • Umore – Nel malato di Alzheimer, gli sbalzi di umore e nel comportamento sono particolarmente repentini e immotivati.
  • Cambio di luoghi – Gli oggetti vengono messi in luoghi sbagliati (il cappello nel frigorifero, l’orologio nella lavatrice), senza poi ricordarsi come e perché siano finiti proprio lì.

Alimenti come carne rossa, pesce, fagioli, uova, aglio, lenticchie, cipolle, yogurt e semi possono aumentare il rischio di sviluppare l´Alzheimer. Il loro elevato contenuto di metionina, un aminoacido, può infatti rendere le persone che ne assumono troppo, più suscettibili di fronte a questa malattia neurodegenerativa. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori della Temple University della Pennsylvania in uno studio pubblicato sulla rivista Current Alzheimer Research.
"Quando la metionina raggiunge un livello troppo elevato" ha spiegato Domenico Praticò, ricercatore che ha partecipato allo studio "il nostro corpo cerca di proteggere sé stesso, trasformandola in un particolare amminoacido chiamato omocisteina. I dati ottenuti da studi precedenti, condotti anche sugli esseri umani dimostrano che quando il livello di omocisteina nel sangue è alto, c´è un rischio maggiore di sviluppare demenza.
Per circa otto mesi i ricercatori hanno nutrito un gruppo di animali con una dieta ricca di metionina e hanno cibato un altro gruppo di topolini con una dieta normale. Il gruppo di topolini che ha seguito una dieta ricca di metonina avevano anche fino al 40% in più di placche amiloidi nel cervello, che è una misura di quanto l´Alzheimer si è sviluppato. I ricercatori hanno inoltre esaminato la capacità di apprendimento dei topolini di un nuovo compito e hanno scoperto che quella dei topolini pieni di mietonina era molto diminuita. 

Redazione Staibene

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