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L’angioplastica, il palloncino salva vita

Di angioplastica (con o senza uso di stent) sentiamo parlare spesso, a proposito di arterie ostruite. Ecco cos’è e come funziona la tecnica che salva dall’infarto.

angioplastica

Di angioplastica (con o senza uso di stent) sentiamo parlare spesso, a proposito di arterie ostruite e malattie coronariche in genere. L´ultima riguarda l´allenatore del Napoli, Walter Mazzarri, che si sarebbe appena sottoposto a un intervento come questo proprio per risolvere un problema alle coronarie.
Ma che cos´è esattamente e in che cosa consiste l´angioplastica con palloncino e stent? Cerchiamo di capirlo meglio.

 

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Una tecnica comune
L´angioplastica con impianto di stent è una pratica comune (la tecnica è in voga da almeno 10 anni). L´inserimento di questo dispositivo serve ad assicurare la praticabilità e l´accessibilità delle arterie coronarie, in modo da consentire il normale flusso sanguigno. Vi si ricorre, dunque, quando si riscontra un problema di arterie ostruite che mettono seriamente a rischio il paziente.
L´impianto di stent è una procedura poco invasiva durante cui uno stent e un palloncino vengono utilizzati in combinazione per comprimere i depositi a placca presenti all´interno dell´arteria coronaria e risolvere o alleviare così un problema cardiaco.
Uno stent coronarico è un tubicino espandibile con una struttura a rete metallica, in lega di cobalto o in acciaio. Gli stent possono essere di aiuto per ridurre l´ostruzione ricorrente o il restringimento del vaso in seguito a una procedura di angioplastica. Una volta impiantato, lo stent rimarrà per sempre nel punto in cui è stato collocato.

 

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L´impianto di stent
Come in una qualsiasi angioplastica, lo stent è montato su un palloncino che viene espanso all´interno dell´arteria coronaria per comprimere la placca e ripristinare il flusso sanguigno. Dopo avere compresso la placca contro la parete del vaso, lo stent viene portato alla massima espansione all´interno dell´arteria, dove si comporterà come un´”impalcatura” in miniatura. Il palloncino viene quindi sgonfiato e rimosso, mentre lo stent resta dov´è proprio per sostenere le pareti dell´arteria ed evitare dunque che questa torni a restringersi. In alcuni casi può essere necessario sistemare più di uno stent in funzione della lunghezza del tratto interessato dall´ostruzione.
L´impianto di stent presenta un vantaggio rispetto alla sola angioplastica, perché gli stent forniscono un supporto strutturale permanente che riduce le eventualità di un rirestringimento dell´arteria coronaria (in gergo medico, restenosi), pur non potendo impedire del tutto il suo verificarsi.

 

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Lo stent a rilascio di farmaco
Oltre a fornire supporto strutturale all´arteria coronaria, alcuni stent possiedono un rivestimento medicato che aiuta a prevenire il restringimento del vaso.
Sia gli stent “semplici” sia quelli a rilascio di farmaco si dimostrano efficaci nel ripristinare l´accessibilità e la praticabilità delle arterie coronarie.

 

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Le complicanze
In alcuni rari casi, lo stent può provocare la cosiddetta trombosi da stent, termine con il quale si definisce la formazione di un coagulo di sangue in seguito all´impianto di stent. In una piccola percentuale di pazienti con stent, la viscosità del sangue può aumentare favorendo l´aggregazione di cellule ematiche e la conseguente formazione di piccole masse o coaguli, che possono bloccare il flusso del sangue all´interno dell´arteria e causare un infarto cardiaco o addirittura la morte. La trombosi da stent può verificarsi sia nei pazienti con stent in metallo nudo sia in quelli con stent a rilascio di farmaco.
Per evitare spiacevoli complicanze è fondamentale seguire le raccomandazioni del cardiologo e assumere i farmaci anticoagulanti prescritti, o la doppia terapia antipiastrinica (acido acetilsalicilico con clopidogrel o ticlopidina). Altrettanto importante è non sospendere l´assunzione dei farmaci di propria iniziativa.

 

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Redazione Staibene

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