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Anoressia, bulimia & Co.

Tutto sui disturbi alimentari di origine nervosa

Cibo uguale problema. Un’equazione vera per il 5% degli italiani (nove su dieci sono donne), affetti da disturbi alimentari nervosi. I più diffusi? Anoressia e bulimia. Chi ne soffre ha un’enorme paura di ingrassare, anche se spesso è ben al di sotto del peso forma. Si ha un’errata percezione del proprio corpo: certe ragazze si sentono grasse pesando solo 30 kg.

LA BULIMIA
Sono due le caratteristiche delle persone bulimiche: le grandi abbuffate (che durano ore e nelle quali la ragazza mangia tutto ciò che ha davanti con voracità) e i comportamenti compensatori (vomito autoindotto, uso eccessivo di lassativi e diuretici, attività fisica smodata). Capita che alcune ragazze si considerino bulimiche anche se non lo sono: si è davvero malate solo se questi comportamenti si ripetono due volte alla settimana per sei mesi. Le conseguenze della bulimia? Problemi all’esofago, a causa degli acidi presenti nel vomito, e aritmie provocate dall’eccessiva perdita di potassio.

L’ANORESSIA
Pur essendo molto al di sotto del loro peso forma, le anoressiche cercano di perdere peso in vari modi: dieta rigorosa, digiuno, vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici… Le conseguenze sono molto serie: per esempio la perdita delle mestruazioni, che nel lungo termine può favorire l’osteoporosi. Ma non si deve dimenticare che l’estrema denutrizione può portare anche alla morte.

 Ma perché una ragazza diventa anoressica o bulimica? I principali imputati sono due: la società e la famiglia (specie la madre).
LA SOCIETÀ – Fino all’800, una bella donna era una donna in carne, simbolo di fertilità e di ricchezza. Negli ultimi 30 anni, il modello si è capovolto: le top model e le dive di cinema e Tv sono sempre magre. Basta guardare le riviste femminili, in cui l’immagine di un certo tipo di donna (bella, magra, atletica…) è 10 volte più presente che nei giornali maschili: non a caso, lo stesso rapporto che c’è tra donne e uomini con un disturbo alimentare nervoso. Insomma, le ragazzine sono bombardate da questo modello di femminilità e, sempre più spesso, l’unico obiettivo della loro vita è di raggiungerlo. LA FAMIGLIA – Un’altra spiegazione del perché le femmine sono più a rischio dei maschi, è che le ragazze tendono a identificarsi con la madre: se durante l’infanzia la bambina si sente rifiutata o abbandonata, rifiuta tutto quello che le ricorda la mamma: cerca quindi di distruggere il proprio corpo, evitando che diventi femminile (nel caso dell’anoressia); non permette al cibo, che simboleggia la madre, di entrare in lei e lo rigetta (nel caso delle bulimia). La famiglia può rivestire un ruolo negativo anche in un’altra situazione tipica: con l’arrivo delle mestruazioni, la ragazzina mette su qualche chilo. Se i familiari fanno una battuta di troppo, può reagire imponendosi una dieta che non sempre è in grado di controllare. È bene però chiarire che questa tendenza a colpevolizzare la madre è un po’ superata. Oggi si tende a credere che sia solo una delle tante cause. 

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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