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Arresto cardiaco: il pronto impiego di un defibrillatore potrebbe salvare oltre 35.000 persone ogni anno

Per definizione, la morte  per arresto cardiaco improvviso si verifica spesso in persone attive e apparentemente sane; persone, insomma, che non avevano mai manifestato problemi cardiaci o altri problemi di salute. In realtà, non è un evento casuale: la maggior parte delle persone colpite da arresto cardiaco hanno problemi di cuore.

I fattori principale che possono portare alla morte cardiaca improvvisa, sono essenzialmente due: malattie alle coronarie e precedenti attacchi di cuore.

Molte persone confondono l’arresto cardiaco con l’infarto, pensando che durante quest’ultimo il cuore smetta di battere. In realtà, sebbene un infarto molto grave possa determinare un arresto cardiaco con morte improvvisa, un cuore colpito da infarto continua generalmente a battere. Ciò che accade al cuore durante un infarto è che un’area più o meno estesa dell’organo va in contro a morte per una forte carenza di sangue, l’area colpita si necrotizza e non potrà più recuperare le proprie funzioni. Tale carenza, detta ischemia cardiaca, è generalmente dovuta alla presenza di un coagulo di sangue o di un embolo in un’arteria coronaria (vaso sanguigno a cui è affidato il compito di irrorare una parte del cuore).

Nel nostro Paese, infatti, perde la vita per morte cardiaca improvvisa 1 persona ogni circa 1000 abitanti e l’attuale tasso di sopravvivenza dopo un arresto cardio-circolatorio è solamente del 2%: ciò è determinato dal tempo di intervento dei soccorritori che, mediamente, si aggira intorno ai 12-15 minuti.

Per la persona colpita da arresto cardiaco, ogni minuto che passa è di vitale importanza: in soli sessanta secondi, infatti, si abbassano del 10% le sue possibilità di restare in vita. Dopo soltanto 5 minuti di tempo, le possibilità di salvezza scendono al 50%. Per questo motivo, oltre il 70% delle vittime di arresto cardiaco muore prima di raggiungere l’ospedale.

La fibrillazione ventricolare e la tachicardia ventricolare senza polso sono le aritmie riscontrabili in circa l’85% dei casi di arresto cardio circolatorio.

L’unica maniera possibile per ripristinare la normale frequenza cardiaca è quella di erogare un shock al cuore attraverso l’utilizzo di un defibrillatore.

 

 

Udine 4 Luglio 2016. Coni FVG. Consegna defibrillatori alle societa’ sportive regionali. © Petrussi Foto Press

 

Che fare di fronte ad un arresto cardiaco

 

 

Per prima cosa, quando ci si trova dinanzi a una persona che cade a terra priva di sensi, occorre saper verificare se è prima di coscienza e di respiro; in questo caso occorre chiamare tempestivamente il 118 (a breve il numero unico di emergenza sarà il 112), senza esitazioni. Tanto più precoce sarà la defibrillazione elettrica, tanto più probabile sarà la rianimazione del paziente.

In attesa dell’arrivo dei soccorsi, sarebbe utile ed efficace praticare le manovre di rianimazione cardio-polmonare (respirazione bocca a bocca e compressioni toraciche).

Il sostegno delle funzioni vitali rappresenta la prima fase della rianimazione d´urgenza e consiste nei 3 passi elencati di seguito denominati ABC (Airway – Breathing – Circulation):

  1. Controllo delle vie aeree (Apertura della via aerea);
  2. Sostegno respiratorio, cioè ventilazione artificiale e ossigenazione dei polmoni (Bocca-bocca o bocca-naso);
  3. Sostegno circolatorio, cioè riconoscimento dell’assenza di polso e istituzione della “Circolazione artificiale” mediante il massaggio cardiaco esterno.

L’insieme delle azioni per tentare di salvare una persona colpita da arresto cardiaco prende il nome di catena della sopravvivenza, ed è costituita da quattro anelli tutti egualmente importanti.

 

La catena  della sopravvivenza

Il primo anello è l’allarme immediato, cioè la telefonata di chi è testimone, anche occasionale, al 118 (a breve il numero unico di emergenza sarà il 112). La rapidità del soccorso è essenziale. Allertare il 118 rientra nei doveri di ogni cittadino di fronte ad una persona priva di coscienza e che non respira.

Il secondo anello è rappresentato dalla rianimazione cardio-polmonare precoce (RCP).

Il terzo anello è costituito dalla defibrillazione elettrica precoce per ripristinare il più presto possibile un ritmo cardiaco efficace. L’erogazione dello shock elettrico tramite due placche applicate sul torace è fatta da operatori sanitari, ma anche da “laici” addestrati, autorizzati e dotati di DAE, soprattutto personale dei servizi di sicurezza (polizia di stato e locale, carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile, addetti in luoghi di grande affollamento). La manovra viene eseguita secondo le indicazioni vocali emesse dell’apparecchio stesso.

Il quarto anello è relativo al soccorso avanzato (ACLS) prestato dal Sistema di Emergenza Medica 118.

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EMD112 ha come mission l’individuazione di prodotti medicali per l’emergenza-urgenza-soccorso, innovativi e di altissima qualità presenti nel mercato globale, al fine di offrirne la distribuzione e supporto per il mercato italiano.
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Il futuro vedrà sempre più la diffusione dei defibrillatori, ed il loro obbligo in sempre più contesti, come già avviene ad esempio per gli estintori.
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direzione staibene.it

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