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Artrite, 10 cose difficili per una donna malata

Così la patologia articolare influisce sulla vita di tutti i giorni

In Italia ci sono 300 mila casi di artrite reumatoide, di cui il 75%  riguardano donne tra i 35 e i 50 anni. La malattia articolare rappresenta la prima causa di disabilità nel mondo, perché influisce pesantemente sulla qualità della vita impedendo anche le più normali attività tipiche delle donne. La progressiva disabilità che caratterizza l’evolversi di questa patologia incide sulla capacità lavorativa delle pazienti. Con conseguenze drammatiche che causano spesso anche la perdita del lavoro.

Le attività che l’artrite rende difficili
Ma ecco le 10 attività quotidiane, tipicamente femminili, che una donna affetta da artrite reumatoide non riesce più a fare senza problemi. Un elenco che dà l’idea di quanto anche i movimenti più banali o quelli più essenziali, che di solito diamo per scontati, diventano complicati, difficili, quasi impossibili. Rendendo la qualità della vita sempre più povera.

  1. Cucinare
  2. Prendere in braccio i figli
  3. Spazzolarsi i capelli
  4. Truccarsi
  5. Allacciarsi il reggiseno
  6. Fare il bucato
  7. Usare il ferro da stiro
  8. Cucire o ricamare
  9. Mettersi i collant
  10. Infilarsi gli stivali

Che cos’è l’artrite reumatoide
Come spiega il progetto di sensibilizzazione al femminile "Donne per le donne", l’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria, cronica, multifattoriale autoimmune che colpisce le articolazioni. Il sistema immunitario che normalmente difende l’organismo dalle aggressioni esterne, attacca le strutture dell’organismo, confondendole con un aggressore esterno, causandone l’infiammazione e il danno articolare.
Per la sua natura sistemica può coinvolgere, in alcuni casi, altri organi e apparati come il sistema cardiovascolare, l’apparato respiratorio, gli occhi, il sistema nervoso e i reni. Nonostante sia una delle malattie autoimmuni più frequenti, l’artrite reumatoide è ancora, spesso diagnosticata con un ritardo importante per il decorso e la progressione della malattia. Danni sostanziali e irreversibili si manifestano, infatti, proprio nei primi mesi dall’insorgenza della malattia e possono essere particolarmente severi nei primi due anni successivi alla diagnosi. Ecco perché uno dei primi passi per contrastare la malattia è riconoscerne, precocemente, i segnali e impostare un trattamento efficace e precoce.

Quanto conta la diagnosi precoce
Come spiega Laura Bazzichi, dell’Unità Operativa del centro di reumatologia di Pisa ospedale Santa Chiara, “è fondamentale riconoscere la malattia nel più breve tempo possibile poiché permette al reumatologo di iniziare una cura che contrasti in modo efficace l’evolversi della malattia”.

Le cure
Oggi esistono tre modi per affrontare l’artrite reumatoide:

1) Con i farmaci sintomatici: hanno un effetto rapido, ma limitato nel tempo. Riducono il dolore, ma non modificano il decorso della malattia e non prevengono la comparsa di erosione articolare.

2) Con i farmaci biologici: neutralizzano l’azione di alcune proteine che favoriscono l’infiammazione articolare e permettono un soddisfacente controllo della malattia e dell’evoluzione del danno erosivo articolare. Sono indicati nel caso in cui la terapia antireumatica tradizionale non funziona.

3) Con i farmaci di fondo: sono molecole capaci di modificare l’andamento della malattia. Pur essendo efficaci nel controllare i sintomi, non sempre i pazienti rispondono a questa terapia.

Qual è la salute delle tue articolazioni? Scopri subito se oppure se .

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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