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Bambini, a scuola a 5 anni? La check list per decidere senza sbagliare

E’ un bene o un male mandare a scuola i bambini a 5 anni, ovvero 1 anno prima di quanto prevedono le regole stabilite dal Ministero della Pubblica Istruzione?

Per dare una risposta univoca a questa domanda, da anni pedagoghi, insegnanti, psicologi, educatori e genitori dibattono trovando ragioni a favore dell’una o dell’altra tesi, senza che si sia giunti ad una inequivocabile certezza che metta tutti d’accordo.

Da un lato, c’è una corrente di pensiero pedagogico che prendendo a riferimento i ritmi di maturazione del bambini si dichiara e resta contraria ad accelerare lo”svezzamento” emotivo e culturale dei bambini, sostenendo che un anno di giochi in più nell’infanzia è una polizza di serenità nell’adolescenza e nell’età adulta; dall’altro lato, negli ultimi anni si sono fortemente ingrossate le fila di quanti sostengono che invece, la modernità, la televisione ed ora anche internet e l’avvento degli smartphone, stimolano a tal punto la mente del bambino, che mantenerne i ritmi educativi al passato significa rallentarne lo sviluppo che viceversa vorrebbe fare di più. Chi ha ragione? Mentre di seguiti vi riassumiamo le tesi pro e contro vi anticipiamo che una esperta educatrice ha messo a unto una lista di controllo che consente ai genitori di valutare la maturazione dei loro bimbi e decidere con più cognizione di causa. Noi ve la proponiamo.

 

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Cosa dice la legge

Se la legge, che generalmente arriva dopo la maturazione sociale e collettiva, può essere considerata un metro di misura, l’anticipo di un anno della scolarità corrisponde ai nuovi dettami della modernità nell’insegnamento.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, infatti, fissa per legge l’inizio dell’obbligo scolastico con le medie inferiori, cioè con la prima elementare, all’età di 6 anni.

L’anticipo scolastico tuttavia è stato introdotto con la legge 53/2003, che per quanto riguarda i bambini che iniziano la scuola primaria, consente di iscrivere alla prima classe della scuola primaria i bambini di circa cinque anni e mezzo, che compiono i 6 anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.

Si ritiene dunque che 6 mesi di anticipo nell’esposizione del bambino agli obblighi di concentrazione e di fatica mentale della prima elementare, siano sopportabili in media da tutti senza pregiudicare la maturazione futura del bambino. Ma per legge un anticipo di 12 anno è vietato. Per ottenerlo occorre rivolgersi alle scuole private che lo consentono.

Del resto, la tendenza all’anticipo della scolarità non è molto diffusa in Italia: secondo i dati ministeriali degli anni scolastici 2008/2010, solo il 3 % dei bambini risultavano essere andati in anticipo in prima elementare nel Nord, mentre la percentuale risultava di 5 volte maggiore nel Sud e nelle Isole ( il 15%).

 

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I pro e i contro 

 

I fautori del “NO”, forti di una indagine elaborata dalla Cambridge University, sostengono che è un errore togliere spazio al gioco , espressione fondamentale per la crescita dei bambini.

 

( segue)…

Bruno Costi
direzione staibene.it

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