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Fare i genitori: come dire di “no” ai nostri figli

Perchè i “no” che diciamo ai figli sono importanti nella loro crescita ma occorre farlo nel modo giusto: manuale per genitori per sapere a cosa dire no, quando dirlo e come dirlo.

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La pedagogia  che insegna a fare i genitori è ormai da molti anni concorde: i “No” che diciamo ai figli sono più formativi dei “si”. In passato uno dei principali timori dei genitori, nei confronti dei figli, era quello di viziarli troppo. Di conseguenza, si esagerava spesso con un’educazione fin troppo rigida.

Oggi la situazione si è capovolta: mamma e papà hanno quasi paura di fare male al proprio figlio dicendogli un semplice “no”. Il risultato? Si rischia di lasciare i figli senza regole e una vera guida educativa.

I pediatri lo denunciano da tempo: imperversa il cosiddetto “lassismo educativo”, genitori che non sanno opporre un r rifiuto quando è necessario; famiglie dominate dai desideri dei figli fin dalla primissima infanzia e bambini che crescono pieni di attenzioni eppure fragili, perché non abituati a confrontarsi cori regole precise.

E invece saper dire di no, in determinate situazioni, è fondamentale anche per farli crescere. Dire sempre di sì ai bambini e soddisfare ogni loro desiderio può provocare seri problemi quando saranno adulti.

egare un desiderio non vuol dire affatto far vivere una frustrazione così forte al proprio piccolo di casa. È vero il contrario. Per cresce sani i bambini hanno bisogno di capire che non tutto si può fare e che ci sono privazioni alle quali bisogna rassegnarsi.

Fa parte di ogni genitore imporre le regole, dare limiti al bambino e soprattutto farli rispettare. Naturalmente è faticoso, richiede tempo e pazienza, ma è essenziale per la crescita. E non ci si può certo aspettare che i bambini imparino a considerare questo limite da soli.

 

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Perchè  a volte bisogna dire “no”

 Secondo quanto elaborato dai pedagoghi di “Preghiere per la famiglia”,  comunità di ispirazione  filosofico-religiosa  specializzata nella pedagogia per l’infanzia,  sono 4  principali ragioni a sostegno dei NO.

  1.  Danno sicurezza – Avvertono il figlio che vi sono dei limiti, dei paletti: cose che si possono fare, altre che sono proibite. Ora, tutto ciò tranquillizza: toglie dall’insicurezza del non saper come agire, cosa fare.
  2. Irrobustiscono l’io  –Senza nessuna esperienza dei ‘no’, al primo scoglio il ragazzo rischia il naufragio. È questa una delle ragioni fondamentali della necessità del ‘no’. Non è forse vero che abbiamo figli sempre più friabili, ragazzi con la grinta della mozzarella? È tempo di smetterla d’essere troppo arrendevoli!
  3. Definiscono l’autorità- Una cosa è assodata: il rapporto educativo deve essere asimmetrico. In fondo è il figlio stesso a volerlo: a lui serve una persona autorevole, non un amico o un camerata. Il ‘no’ detto con arte è una delle più chiare espressioni dell’autorevolezza.
  4. Rendono simpatico il figlio –Un ragazzo al quale è sempre permesso di fare quello che gli pare e piace, sarà incapace di adattarsi agli altri, potrà diventare un incivile, un rompiscatole, un piantagrane.
    Insomma è evidente l’importanza del ‘no’. Importanza che ci impegna a sfruttarlo al meglio.

 

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C’è modo e modo di dire No
Perché il ‘no’ sia utile, deve essere detto con stile, deve, cioè avere alcune caratteristiche.I pedagoghi ne hanno individuate almeno 3:

  1. Non urlato – Se gridato, il ‘no’ potrebbe essere interpretato come dipendente dal nostro umore del momento e non già come una decisione presa per impedire qualcosa che, comunque, non si deve compiere, indipendentemente dal nostro ‘raptus’.
  2. Dosato – Quando i ‘no’ sono troppo frequenti perdono efficacia, come le leggi. Perché in Italia le leggi si infrangono così di frequente? Una ragione è anche questa: perché sono troppe. Mentre in Francia ed in Germania sono sui settemila, da noi superano le centocinquantamila! Oltre a ciò, è bene che il ‘no’ sia dosato perché il censurare troppo i figli rischia di frustrare la loro creatività e di renderli più insicuri.
  3. Giustificato – Il figlio deve sapere che le nostre proibizioni hanno una ragione. Giustificando i ‘no’ lo illuminiamo, lo orientiamo, lo facciamo crescere. È chiaro che la motivazione deve rispettare la maturazione raggiunta dal figlio. Al piccolo di tre anni diremo: “Non prendere il coltello: taglia!“. Al ragazzo adolescente tentato dall’alcol spiegheremo che dove entra il bere esce il sapere; diremo che solo chi è poco saggio si lascia imbottigliare dal vino!

 

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A cosa dire NO

È impossibile, in ogni caso, fare l’elenco completo dei ‘no’ da dire ai figli. Ci limitiamo ai quattro che ci sembrano i più urgenti.

  1.  No alle mode – Dove è scritto che tutti i ragazzi debbano avere lo stesso zainetto, che a Natale tutti debbano ricevere montagne di regali? Ha tutte le ragioni lo psichiatra Fulvio Scaparro ad essere così deciso: “Mamme e papà, imparate dai salmoni che vanno contro corrente! Liberatevi dai copioni!“.
  2. No al servizio –Perché la mamma deve continuare ad insaponare il figlio, ad allacciargli le scarpe ed il papà a sbucciargli la mela? Qualche anno fa il sociologo Francesco Alberoni ha lanciato un messaggio: “Basta con i vizi ai figli! Se la cavino da soli!“. Tutti gli hanno battuto le mani. E se fossimo d’accordo anche noi?
  3. No alle concessioni continue – Concedere tutto al figlio è tradirlo: non si può vivere in pantofole! Concedere tutto al figlio è preparare un infelice: “Il passero ubriaco trova amare anche le ciliegie“, recita il proverbio.
  4. No alle continue richieste – Me lo comperi?“. “Voglio questo!“. “Dammi quello“…Ad un certo punto bisogna dire ‘No!‘. “Ne hai abbastanza!“. “È inutile insistere!“. “Sarebbe troppo“. “Questo non è per nulla necessario!“… Parole sapienti. Parole benefiche. Parole che forgiano un uomo capace di stare in piedi anche quando la vita mostra i denti.

 

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Redazione Staibene

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