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Giocare a calcetto: come non farsi male

Giocare a calcetto: come non farsi male ad ogni età. Piccola guida per giovani e meno giovani che giocano di sera dopo il lavoro.

Giocare a calcetto: come non farsi male
E’ forse lo sport  tra amici più praticato ma anche quello in cui ci si fa più male. E’ il calcetto o “calcio a 5”, per molti chiusura felice di una giornata di lavoro, o parentesi ludico-sportiva per  quarantenni  a volte con la pancetta.
Ma come giocare senza farsi male? E quali precauzioni prendere per non trasformare un momento di relax in un lungo e tormentato calvario tra sale operatorie e centri di rieducazione?
I quattro “rischi” del calcetto 
Il calcetto può far male agli atleti improvvisati per alcuni motivi fondamentali: perché si gioca, di solito, alla sera quando si è già stanchi e non si è al meglio della condizione psico-fisica; perché il terreno in sintetico (non in terra o erba) è duro e insidioso per le caviglie; perché gli scontri fisici con l’avversario sono numerosi e non tutti assorbibili con disinvoltura; perché giocando d’inverno, a basse temperature, si rischia di sudare e di essere vittime di una malattia respiratoria.
Chi rischia di più? 
Gli ortopedici della Società italiana di ortopedia e traumatologia sono stati chiari e tassativi: “Il calcetto, come tutti gli sport, fa bene alla salute in generale, contribuisce a mantenere in forma l’organismo e rinforza il tono muscolare, ma con delle ben precise avvertenze per l’uso”. Aggiunge il dottor Giuseppe Capua, responsabile di Medicina dello Sport all’Ospedale San Camillo di Roma: “E’ uno sport utile, ma per mantenersi in forma bisogna praticarlo con una certa regolarità: almeno un paio di volte alla settimana, con un minimo di preparazione di base. Questo perché il calcetto è uno sport faticoso, che richiede fiato e doti di resistenza consolidate. Migliora l’adattamento allo sforzo cardiovascolare e anche – essendo uno sport di squadra – ravviva, nello spirito di ogni praticante, il piacere di giocare, di stare insieme e divertirsi”.
Le zone del corpo più a rischio

Spiega il dottor Capua: “Attenzione alle articolazioni di caviglie e ginocchia, sollecitate oltre il sopportabile a causa degli scatti continui e delle pressioni ripetute su un terreno non propriamente fisiologico: il sintetico è duro, non assorbe bene gli urti. Rischiano in particolare i quarantenni, i non più giovanissimi, i soggetti non perfettamente allenati. Anche un banale movimento, una posizione errata del piede o della gamba durante un normale contrasto di gioco, se non supportato da un fisico integro con una massa muscolare tonica, può causare danni al dilettante della sera: c’è il rischio di distorsioni, lesioni, slogature, perfino fratture che possono richiedere l’ingessatura e l’immobilizzazione dell’arto per mesi”.

 

Perchè la “vittima” è sempre il legamento crociato

Il calcio di oggi è sempre più veloce e fisico, un’abbinata che favorisce impatti particolarmente violenti. Tuttavia non è sempre il contrasto a provocare l’infortunio: in quasi l’80% dei casi la rottura del legamento crociato anteriore fa seguito a un cambio di direzione improvviso o a un atterraggio successivo a un salto per colpire di testa. Succede ai campioni, ma anche e soprattutto a chi il calcio lo gioca solo per passione. I primi calpestano campi perfetti e sono allenati al meglio, gli altri non sono altrettanto preparati e corrono su terreni inadeguati. Spesso troppo duri, oppure con diversi dislivelli e buche. Ebbene, per loro la possibilità di farsi male è molto più elevata.

 

 

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I colpi di testa

La rivista The Lancet Neurology ha pubblicato di recente un articolo che evidenzia il problema dei possibili disturbi neurologici e neuro-degenerativi causati dalle commozioni cerebrali ripetute, che tanti giocatori di calcio subiscono nel corso della loro carriera.Non tutti coloro che subiscono una commozione cerebrale perdono coscienza. A volte una commozione cerebrale si presenta solo con mal di testa, vertigini, nausea, perdita di equilibrio, sonnolenza, intorpidimento, formicolio, difficoltà di concentrazione e visione sfocata.
D’altronde, il pallone pesa circa 450 grammi e viaggia a una velocità tra i 50 e 80 km l’ora. Grazie all’energia causata dalla velocità, è come se vi arrivasse in testa un peso di circa 80 chili.
Secondo lo studio canadese esiste, tuttavia, una soglia di sicurezza, circa 1000-1500 colpi di testa l’anno, che non si deve superare per non incorrere in lesioni significative.
Rimedi? La federazione olandese fin dall’aprile 2004 ha vietato i colpi di testa nelle categorie giovanili under 14, la federazione americana (Ussf) nell’agosto 2005 ha approvato l’utilizzo di una fascia-casco per proteggere la testa dei calciatori, ma certamente l’elemento che può maggiormente limitare i danni è la corretta esecuzione del colpo di testa, che deve essere eseguito utilizzando la parte centrale della fronte, senza abbassare la testa ed evitando di chiudere gli occhi.

 

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Le ginocchia le più stressate

Insomma, il ‘troppo’ o il ‘troppo poco’ nello sport, possono entrambi essere, sebbene con modalità del tutto differenti, responsabili di svariati quadri patologici. A risentirne sono soprattutto i menischi, capsule e legamenti del ginocchio. Sono sufficienti un movimento scoordinato o una scivolata per provocare il pinzamento meniscale e una sua parziale lacerazione. I danni maggiori li accusano i giocatori trenta-quarantenni, poco allenati che giocano in notturna, magari al termine di una giornata lavorativa impegnativa. Da qui l’importanza della prevenzione, che si traduce fondamentalmente in una corretta impostazione del gesto atletico e dei fondamentali sportivi, in un’adeguata preparazione muscolare, in mirati programmi di potenziamento e allungamento muscolare.

Le lesioni più diffuse: i legamenti del ginocchio 
Ma qual è il rischio in assoluto più grave degli appassionati di calcio a 5? “Molto frequente – precisa il dottor Stefano Respizzi responsabile della fisiatria di Humanitas – è la rottura dei legamenti del ginocchio, quelle fibre preziosissime che permettono allo stesso tempo la stabilità e il movimento corretto dell’articolazione. Si rompono, in particolare, i legamenti collaterali esterni, e i crociati. Nel primo caso è sufficiente un trattamento riabilitativo e un tutore rigido a protezione dell’articolazione per un certo tempo.
Con il crociato il problema diventa più serio: è richiesto l’intervento chirurgico in artroscopia e la ripresa è più lunga: il trattamento riabilitativo post-chirurgico è indispensabile e il ritorno sul campo avviene in 5/6 mesi.
I guai muscolari
Ma non bisogna sottovalutare i rischi di natura muscolare, cioè i crampi, le contratture, gli strappi. Perciò, prima di decidere di voler scendere in campo, bisogna fare un esame di coscienza  e soprattutto evitare assolutamente di entrare in campo senza quel minimo di riscaldamento muscolare necessario ad evitare la lacerazione del muscolo. Si chiama strappo è dolorosissimo, ma soprattutto lascia danni permanenti all’elasticità del muscolo una volta cicatrizzato.
La base di tutto deve essere una buona preparazione atletica. Il calcetto rimane uno sport da affrontare con attenzione perché rischi ed incidenti possono rivelarsi pericolosi soprattutto se non si è più giovanissimi.
Alcuni suggerimenti per non rinunciare 
Ecco alcuni consigli per affrontare nelle migliori condizioni questo tipo di attività:
  1. Scegliete un paio di scarpette adatte, specifiche per il calcetto, per ridurre al minimo i rischi di slogature, distorsioni e soprattutto per migliorare il proprio rendimento atletico.
  2. Scendete in campo solo se siete perfettamente allenati e ben riposati.
  3. Non dimenticate mai il riscaldamento muscolare prima di iniziare a giocare
  4. Interrompete immediatamente il gioco se rimanete vittime di un infortunio.
  5. Non commettete l’errore di proseguire se avvertite dolore in qualsiasi parte del corpo.
  6. Evitate, per quanto possibile, le partite in notturna – alla fine della giornata – e i terreni in superficie sintetica.
Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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