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Come si cura l’epilessia

Il primo approccio alla cura dell’epilessia è sempre farmacologico, basato quindi sull’utilizzo di farmaci specifici (antiepilettici). Come spiega il volume "Facciamo luce sull’epilessia", realizzato dalla Commissione per la promozione della Lega italiana contro l’epilessia (Lice), fino al 1990 avevamo a disposizione soltanto pochi farmaci antiepilettici (che ora sono definiti “tradizionali”) mentre in seguito sono entrate in commercio numerose altre molecole (farmaci antiepilettici di nuova generazione). L’obiettivo della ricerca farmacologica applicata alla clinica è sempre quello di trovare il farmaco antiepilettico ideale che dovrebbe possedere due caratteristiche fondamentali:

• essere efficace su gran parte delle forme di epilessia;
• indurre meno effetti collaterali possibile.

Ovviamente i farmaci si devono somministrare solo quando la diagnosi è stata posta correttamente. Premessa fondamentale per la buona riuscita del trattamento è l’affidabilità e la collaborazione del paziente e dei suoi familiari, la cosiddetta compliance.
Per avere una buona compliance l’epilettologo (il medico specializzato nella diagnosi e terapia dell’epilessia) deve spiegare con chiarezza le basi fondamentali della cura antiepilettica: si tratta di una terapia molto lunga, generalmente di più anni, che non va mai interrotta e che deve essere assunta spesso anche in 2-3 dosi giornaliere, a intervalli piuttosto regolari.
È opportuno inoltre che il paziente conosca gli effetti dei farmaci somministrati, sia quelli positivi sia quelli negativi (ogni farmaco ne induce qualcuno) e le eventuali interazioni con altri farmaci che sta assumendo per altri disturbi.
Il soggetto dovrà anche essere informato della necessità di eseguire periodiche analisi del sangue per verificare gli effetti sull’organismo in generale e per documentare il livello nel sangue del farmaco stesso.
Talvolta il problema fondamentale (che rende difficoltoso lo svolgimento corretto della terapia) deriva soprattutto dal dover convincere un soggetto del tutto normale e che ha già ottenuto un ottimo successo terapeutico (nel senso che le crisi sono subito scomparse dopo l’inizio del farmaco) a proseguire la cura per anni, ricordandosi una o più volte al giorno di prendere le “pillole”. D’altronde per sperare in una guarigione, è necessario il rispetto di regole molto precise durante la cura, regole che il paziente deve conoscere adeguandovisi con convinzione.

L’efficacia dei farmaci
Ma con i farmaci si guarisce dall’epilessia? Per guarigione completa si dovrebbe ovviamente intendere quella situazione in cui, dopo la sospensione della terapia, le crisi non si ripresenteranno più. In alcune condizioni epilettiche questo può verificarsi; tuttavia va rimarcato che in molte altre situazioni in cui si arriva a sospendere la cura, si possono avere delle ricadute (recidive).
Nonostante il trattamento adeguato con tutti i farmaci a nostra disposizione (“vecchi” e “nuovi”) nel 15-20% dei soggetti con epilessia non si riesce a ottenere un controllo soddisfacente delle crisi: in questi casi si parla di farmaco-resistenza, definendo con questo termine quella situazione in cui, pur essendo state tentate tutte le cure (anche con più farmaci in associazione e alla dose giusta) le crisi non scompaiono. A questo proposito va detto anche che può esistere una farmacoresistenza “falsa”, dovuta cioè a diagnosi errata con scelta inadeguata del farmaco, a mancato impiego di farmaci potenzialmente indicati per quel tipo di epilessia, ad assunzione impropria della terapia da parte del paziente, ecc.
Dei pazienti che sono “resistenti” ai farmaci, il 15-20% a sua volta potrebbe giovarsi di un intervento neurochirurgico.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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