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Come scoprire e curare l’osteoporosi: istruzioni per l’uso

Tutto quello che c’è da sapere sulla diagnosi dell’osteoporosi e sulle cure per venirne a capo: dalla Moc alla terapia ormonale sostitutiva. L’Aifa interviene sul farmaco 1 volta l’anno.

Una donna su due dopo i 50 anni  ha un alto rischio di ammalarsi di osteoporosi, la malattia che render fragili le ossa. Un rischio di malattia che colpisce anche gli uomini ma che nelle donne, appena entrate in menopausa, diventa estremaente più alto a causa dei conseguenti squilibri ormonali.

Se  la prevenzione non  è iniziata in tempo, che fare una volta scoperta la malattia? Le cure ci sono e sono anche efficaci ma ad alcune condizioni.

La dimensione del fenomeno osteoporosi

I costi socio-sanitari dell’osteoporosi sono enormi perché sommano l’ospedalizzazione, la riabilitazione e spesso la residua disabilità, aggravata dall’età dei pazienti fratturati e osteoporotici.

Complessivamente in un anno lo Stato spende circa 1,2 miliardi di euro in conseguenza delle fratture di femore. Eppure non si investe ancora abbastanza per una corretta prevenzione prima e per l’uso di farmaci poi che, a costi molto bassi, eviterebbero fratture in chi ha le ossa già minate.

Dal punto di vista delle cure, una delle più usate ed efficaci è la Terapia ormonale sostitutiva (Tos), che consiste nel somministrare alla paziente ormoni femminili (estrogeni) e progesterone, carenti nel periodo della menopausa.

Esistono poi farmaci, chiamati bisfosfonati, che vanno a “tappare” i buchi che si formano nelle ossa. Purtroppo, si tratta di cure da seguire per tutta la vita e a volte, non avendo sintomi gravi, chi soffre di osteoporosi o non prende i farmaci o li dimentica, perdendo così la protezione dal rischio fratture.

Buona parte delle pazienti aderiscono alla terapia con un tasso inferiore al 50% (cioè meno di 6 mesi all’anno) che, secondo evidenze cliniche, non genera alcuna protezione.

Per questo di recente è arrivato sul mercato un medicinale che si prende una sola volta all’anno, riduce drasticamente l’incidenza di fratture e costa addirittura meno dei generici.

Si tratta dell’acido zoledronico 5 mg, “tra le più efficaci terapie disponibili per la cura dell´osteoporosi, perché riduce sensibilmente le fratture e migliora la sopravvivenza dei pazienti”, per dirla con le parole di Sergio Ortolani, Direttore del Centro malattie del metabolismo osseo dell’Istituto auxologico italiano.

Secondo alcuni tuttavia avrebbe anche delle controindicazioni.L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA)  ha infatti pubblicato di recente un avviso da non trascurare (Nota informativa importante su Aclasta)

L’acido zoledronico 5 mg è indicato per il trattamento delle donne in post-menopausa ad aumentato rischio fratture ed è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale anche in assenza di fratture. Le autorità regolatorie europee hanno approvato l’estensione delle indicazioni di acido zoledronico 5 mg anche per gli uomini. Ma è somministrabile solo in ospedale.

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L’esperto medico:” Mai interrompere la terapia”

“Quando un malato ha bisogno di cure, dovrebbe trovarle senza troppe difficoltà. E invece sono sempre di più i pazienti che soffrono di osteoporosi a lamentarsi con la nostra associazione dei mille problemi che incontrano nel tentativo di accedere alle terapie più innovative. Che oggi, in Italia, possono essere erogate solo in strutture ospedaliere”.

Quello degli intoppi burocratici è uno dei problemi che più sta a cuore a Maria Luisa Bianchi del Centro malattie metaboliche ossee dell´, nonché segretario generale della Lega italiana osteoporosi (Lios).

Di che tipo di difficoltà si tratta?

Esistono notevoli diversità nel comportamento delle diverse Regioni, che rendono ancora più complicato e difficile l´accesso a farmaci di comprovata efficacia e che potrebbero essere più adatti alle esigenze del paziente. Queste difficoltà limitano seriamente la possibilità di curare in modo adeguato l´osteoporosi per ridurre il rischio di fratture.

Con quali conseguenze?

Tutto questo si traduce in un aumento delle sofferenze dei malati e dei costi personali, sociali e sanitari legate alle fratture da osteoporosi, in particolare quelle di femore.

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Ecco spiegato perché i malati di osteoporosi tendono ad abbandonare spesso le terapie intraprese…

Proprio così. L´abbandono della terapia, o il seguirla in modo discontinuo, è cosa abbastanza frequente nei malati di osteoporosi. D’altronde, è difficile, quando non ci sono sintomi, pensare di dover prendere ogni giorno una capsula. In sostanza, non ci si sente malati. Nel caso dell´ipertensione, per esempio, c´è un rapporto diretto tra il farmaco e l´abbassamento della pressione; ma con l’osteoporosi i malati non vedono effetti.

Come se ne esce?

Sta al medico avere la pazienza di spiegare per bene i vantaggi e seguire i malati nel tempo.

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Redazione Staibene

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