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Cosa c’è dietro i “tic”? Non è più un mistero

Cosa c’è dietro un tic? perché si manifestano e come si affrontano quegli atteggiamenti ripetitivi e incontrollati che rischiano di rovinare la vita di bambini e adulti

tic

Quando incontriamo una persona con un tic, la prima reazione è a metà tra la sorpresa e il sorriso. Raramente si riflette sul serio su cosa può rappresentare, dal punto di vista della qualità della vita, dover convivere con atteggiamenti ripetitivi e incontrollati come strizzare l’occhio di continuo oppure tossire e schiarirsi la voce molto spesso, mordersi il labbro, toccarsi il naso… Quando poi si trasformano in vere e proprie smorfie o gesti imbarazzanti, possono arrivare a rovinare l’esistenza. Da adulti, ma anche da bambini.

Soprattutto bambini maschi

Numeri ufficiali non ce ne sono, ma si stima che gli italiani con un tic siano circa un milione: “Il 20% dei ragazzini delle elementari e medie, più o meno dagli 8 ai 15 anni, è afflitto da un tic, come sollevare la spalla, mordersi le ciocche di capelli, e così via”, spiega il professor Mauro Porta, direttore del Centro Tourette e Parkinson dell´Irccs Galeazzi di Milano. “In generale gli uomini sono più spesso vittime di tic, e il problema si manifesta nell´infanzia, con quadri che tendono a scemare nell´età adulta, intorno ai 24-25 anni”.

 

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Un universo di cui fanno parte i pazienti con sindrome di Tourette: una malattia neurologica con basi genetiche che colpisce circa 400 mila italiani, e può incidere pesantemente sulla qualità della vita delle persone. Nota anche come “sindrome di Mozart” (perché il celeberrimo musicista ne fu afflitto) è caratterizzata da movimenti involontari del corpo o facciali, e tic di tipo vocale o verbale, che possono variare dalla ripetizione di una parola fino all´incoercibile pulsione a proferire espressioni o parole imbarazzanti o volgari.

 

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Come influiscono sulla qualità della vita

 

Se in alcuni casi i tic possono passare quasi inosservati, il problema si evidenzia quando provoca un disagio sociale o espone a rischi i pazienti. Come spiega il professor Porta, “se il mio tic prevede una pulizia continua degli occhiali, diventa un problema quando mi vedo costretto a farlo in auto, magari mentre guido”.

A innescare il tic possono essere problemi organici, ma c´è anche il tic psicogeno, alimentato da stress ed emotività. “Inoltre è noto che anche l´abuso di sostanze stupefacenti e di alcolici può essere all´origine del problema: eroina e cocaina sono sostanze ticcogene”.

In qualche modo le donne sembrano più protette. “Forse perché nell´uomo prevale l´impiego dell´emisfero destro del cervello, quello che permette di trovare soluzioni rapidamente senza vagliare attentamente tutti i dati. Affidandosi dunque alla creatività. Mentre la donna è più analitica”, ipotizza Porta.

 

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Vivere con un tic
Ma come vivono gli italiani con un tic? “Ci sono azioni buffe o divertenti, come quelle di chi tende, sotto stress, a infilarsi le dita nel naso”, spiega Porta. “Altre imbarazzanti, come il caso di un uomo che si tirava giù i pantaloni in pubblico. Ma anche casi drammatici, come quello di un bambino che si titillava la gola con le posate rischiando di farsi davvero male, o di uomo che, a furia di battere la testa all´indietro, è diventato tetraparetico”.

 

 

Affrontare il problema

 

“Prima di tutto bisogna capire se esiste un disagio sociale, che va curato. Inoltre, in alcuni casi, si può insegnare al ticcoso a mettere in scena procedure di evitamento per camuffare il tic: ad esempio, se ho l´abitudine di schiarirmi continuamente la voce, posso preparare il mio interlocutore dicendogli che soffro di faringite.

Si tratta di strategie valide per i tic più leggeri”, avverte Porta. “Negli altri casi esistono dei farmaci, non approvati in Italia però con questa indicazione. In un recente congresso di Londra si è visto che due farmaci, il risperidone per i bambini e l´aripiprazolo (un antipsicotico atipico) per gli adulti, danno buoni risultati. Ma si tratta di medicinali costosi, non approvati ancora per queste indicazioni”.

 

Redazione Staibene

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