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Defecazione

È l’atto di espulsione delle feci dal retto. In condizioni normali, quando esse hanno raggiunto un certo volume, stimolano un meccanismo in parte riflesso, in parte volontario, che ne provoca l’espulsione. Quando il retto è pieno di feci, parte un riflesso dapprima al midollo spinale e poi al cervello, che dà al soggetto il desiderio «di liberarsi». Se questo desiderio, per motivi contingenti, non viene soddisfatto all’istante, il retto si adatta momentaneamente al suo stato di ripienezza rilasciando le sue pareti: gli impulsi cessano, e con questo anche il desiderio. Ma con l’arrivo di nuovo materiale fecale il riflesso si riattiva; e così via sin quando il soggetto «decide» di defecare. L’espulsione delle feci avviene secondo una successione rapidissima di eventi: rilasciamento dello sfintere anale e contrazione della muscolatura del retto, innalzamento dei muscoli della base del bacino e aumento della pressione addominale (per contrazione della sua parete, contrazione del diaframma e trattenimento del respiro), completo rilasciamento della regione anale. Nel bambino molto piccolo, non essendo ancora completamente sviluppate le vie riflesse, la defecazione segue automaticamente il riempimento del retto. Successivamente si sviluppano i centri bulbari, ed egli può esercitare un certo controllo sul desiderio di defecare; sinché nel bambino più grandicello, con lo sviluppo anche dei centri di controllo cerebrali, l’impulso a defecare può venire interamente controllato. Tuttavia, un controllo troppo drastico e continuato (come può avvenire in certe situazioni o in alcune professioni) può portare a stipsi, nella quale la defecazione risulta talora anche molto dolorosa.

Redazione Staibene

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