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Digiuno terapeutico? Attenti alle mode killer

Il digiuno terapeutico può davvero essere un modo stare meglio in salute e non solo una scorciatoia per dimagrire? Tutto quello che c’è da sapere, tra vere prospettive e false verità.

digiuno

Il digiuno può davvero essere un modo stare meglio in salute e non solo una scorciatoia per dimagrire?

L’ipotesi, lanciata anni fa dall’igienista di   tra i principali testimoni della medicina alternativa, riemerge sempre di tanto in tanto ed è stata rilanciata di recente da un dietologo e specialista in scienze alimentari, Michele Pizzinini, noto per essere un commentatore del quotidiano L’Adige. Ma come spesso accade,  chi legge le sue  parole potrebbe essere indotto a trattenere nella memoria l’impressione generale positiva che se ne deduce ed a sottovalutare i rischi ed i pericoli di una pratica, il digiuno, che se mal applicata, e soprattutto seguita da soli senza i necessari e preventivi controlli, potrebbe al contrario essere molto dannosa per la salute e  condurre anche a conseguenze irreversibili.

Come stanno dunque le cose?

 

La pratica del digiuno

 

Diciamo subito digiunare non è una novità nella storia dell’umanità. La storia delle religioni testimonia in passato ed anche oggi il digiuno come metodo  purificatore per raggiungere l’ascesi attraverso la privazione del cibo e la riduzione dell’attività basale.

Digiunare significa  eliminare l’ingestione del cibo totalmente ed obbligare l’organismo a consumare ciò che ha al suo interno sulla base di un principio detto dell’autofagia che significa letteralmente “mangiare se stessi”.

Il dietologo Pizzinini spiega benevolmente l’autofagia con qualche esempio. Come noto il cibo  attraverso le proteine, i grassi, gli zuccheri e le vitamine che contiene, procura all’organismo l’energia essenziale alla sopravvivenza degli organi  vitali e dei muscoli. Se non ingeriamo cibo, dopo le prime 12-18 ore – dice –   il digiuno stimola le cellule ad utilizzare le proteine  le strutture ed i corpuscoli cellulari deteriorati e non utilizzati dall’organismo stesso. Ebbene , secondo Pzzinini, funziona un po’ come per il riscaldamento della casa: se abbiamo terminato la legna per la stufa, per ripararci dal freddo andiamo in cantina e recuperiamo tutto ciò che può essere bruciato al posto della legna, giornali, stoffe,  in modo da riscaldarci. E così fa l’organismo: se non ha cibo, va a cercare l’energia necessaria alla sopravvivenza bruciando tutto ciò che l’organismo ha accumulato ma poi scartato o accantonato perchè di minore qualità.

E poichè l’alimentazione moderna è  ampiamente composta da cibi che in parte sono spazzatura o che hanno un eccesso di calorie e grassi, ecco che il digiuno va a ripescare  nel momento del bisogno proprio quelli avanzati ed accantonati, pur di sopravvivere.

A sostegno di tale tesi Pizzinini cita studi che da tempo avrebbero dimostrato che se  tutti noi ingerissimo il 30% delle calorie in meno, assicurando però gli stessi nutrienti e apporti nutritivi essenziali di cui l’organismo ha bisogno,  potremmo vivere 25-30 anni di più.

 

Leggi anche: Digiuno, ecco perchè per dimagrire non serve

 

Attenti alle controindicazioni

 

Il punto è: chi è in grado di  determinare “quei giusti ed essenziali apporti di nutrienti” di cui parla Pizzinini? E soprattutto, il digiuno terapeutico richiede condizioni di salute perfette ed assenza non solo di patologie ma anche di disequilibri nell’organismo. Chi assicura che un digiuno “fai da te” non prenda il posto del digiuno sotto controllo medico? E come stabilire la durata del digiuno ideale affinchè sia veramente terapeutico e non letale?

(segue)

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Bruno Costi
Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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