• Sii sano

2.382 visite

Epilessia: quello che bisogna sapere, senza pregiudizi

Come spiega il volume "Facciamo luce sull’epilessia", realizzato dalla Commissione per la promozione della Lega italiana contro l’epilessia (Lice), il termine "epilessia" deriva dal greco e significa “essere sopraffatti, essere colti di sorpresa”. L’epilessia è una malattia neurologica che si esprime in forme molto diverse tra di loro. È più corretto quindi parlare di epilessie al plurale, piuttosto che al singolare.
Questa diversità di forme si traduce anche in prognosi diverse: alcune forme di epilessia (la maggior parte) sono compatibili con una vita assolutamente normale; altre (per fortuna più rare) sono invece di maggior gravità.

Chi colpisce
L’epilessia è, tra le malattie neurologiche, una delle più diffuse, tanto che è riconosciuta come Malattia sociale. È probabile che la sua frequenza sia sottostimata perché spesso questa malattia viene tenuta nascosta per motivi psicologici e ambientali. Dai dati attualmente a disposizione si sa comunque che nei Paesi industrializzati l’epilessia interessa circa 1 persona su 100: si stima che in Europa circa 6 milioni di persone abbiano un’epilessia in fase attiva (cioè con crisi persistenti e/o tuttora in trattamento) e che la malattia interessi in Italia circa 500 mila persone.
Secondo gli ultimi dati disponibili (maggio 2013), la malattia cresce al ritmo di circa 30 mila casi nuovi all’anno. 
I maggiori picchi di incidenza si hanno nei bambini e nei giovani adulti e negli anziani. Nei Paesi in via di sviluppo l’incidenza dell’epilessia è verosimilmente maggiore, anche se non vi sono dati epidemiologici sicuri.

I sintomi dell’epilessia: le crisi epilettiche
Le epilessie si manifestano attraverso sintomi tra loro diversi, che costituiscono le cosiddette crisi. Per crisi si intende un disturbo improvviso e transitorio, che può essere caratterizzato da sintomi molto diversi tra loro. Esse dipendono da un’alterazione della funzionalità delle cellule nervose, i neuroni. I neuroni “comunicano” tra loro attraverso impulsi “elettrici”, a loro volta generati da scambi biochimici tra le cellule: se i neuroni, per qualche ragione, diventano “iperattivi” scaricano impulsi elettrici in modo eccessivo e possono determinare una crisi epilettica.
Le crisi epilettiche sono risposte non specifiche del cervello a vari danni a carico del cervello; perciò le epilessie possono avere una moltitudine di cause differenti. Convenzionalmente una diagnosi di epilessia richiede che il paziente abbia avuto almeno due crisi spontanee. Ci possono essere crisi parziali o focali, che iniziano in una zona circoscritta di cellule nervose in un emisfero del cervello da cui possono propagarsi ad altre aree cerebrali, e crisi generalizzate, che coinvolgono fin dall’inizio i due emisferi cerebrali. L’esempio paradigmatico della crisi generalizzata, forse il più noto sebbene non il più frequente, è la crisi convulsiva (cosiddetta di Grande Male), in cui il paziente perde coscienza improvvisamente, può emettere un urlo, cade a terra irrigidito, dopodiché è colto da scosse su tutto il corpo, può morsicarsi la lingua o perdere le urine.
Altre distinzioni vengono fatte sulla base dei sintomi associati alla crisi, quali contrazioni dei muscoli, sensazioni alterate (sintomi soggettivi o aure), perdita di coscienza. La maggior parte delle crisi epilettiche, che possono essere isolate o in serie, dura da pochi secondi a pochi minuti.
Le sindromi epilettiche sono caratterizzate da una serie di sintomi e segni che si manifestano insieme e costituiscono una particolare condizione clinica; la loro classificazione permette di indirizzare a una cura e determinare la prognosi. Si distinguono epilessie generalizzate e localizzate, sintomatiche (dovute a malformazioni, traumi, tumori) e idiopatiche (causate da un difetto genetico); ci sono inoltre sindromi in cui l’insorgenza è in relazione all’età e sindromi per cui non sussiste tale relazione.
Se un individuo ha avuto una sola crisi epilettica, anche se drammatica e preoccupante, non significa che abbia l’epilessia. Infatti, in seguito a varie situazioni scatenanti, molti di noi possono avere nel corso della vita una crisi con le caratteristiche proprie delle crisi epilettiche, che però può non ripetersi mai più.

L’epilessia è invece quella situazione in cui le crisi tendono a ripetersi nel tempo in modo spontaneo, con frequenza diversa e non sempre prevedibile. Alcune forme di epilessia sono caratterizzate da un solo tipo di crisi, che si ripetono sempre allo stesso modo e spesso anche nello stesso periodo della giornata. In altri casi invece le crisi si modificano nel tempo: un soggetto può avere un tipo di crisi da bambino e un altro tipo nell’età adulta. Infine in certe forme di epilessia un soggetto ha più tipi di crisi.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

www.best-cooler.reviews/modern-and-cool-black-rock-coolers-for-amazing-weekend/

agroxy.com

Оригинальная посуда
}