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Gemmoterapia

La gemmoterapia è quella branca della fitoterapia che utilizza parti fresche vegetali allo stato embrionale, come gemme o giovani getti, i cui principi attivi sono estratti mediante un solvente appropriato

Gemmoterapia

Le piante giovani contengono principi attivi che si possono rivelare particolarmente benefici per il nostro organismo. È questo il principio alla base della gemmoterapia, una disciplina inventata dal medico belga Pol Henry negli Anni 50. Si tratta di una cura alternativa si basa su gemme, germogli, scorza giovane delle radici e dei fusti. Tessuti cioè in via di crescita e di moltiplicazione cellulare, chiamati “meristematici” o “embrionali”. A metà tra la fitoterapia (perché usa le piante) e l’omeopatia (per il tipo di preparazione), questa terapia alternativa era fino a qualche anno fa misconosciuta da entrambe. Ciò spiega perché, se in Francia la gemmoterapia ha avuto una notevole diffusione (sostenuta anche da test clinici), in Italia è ancora poco conosciuta.

I gemmoderivati, completamente atossici, consentono tra l’altro di limitare l’uso dei farmaci tradizionali. Non solo, rappresentano una valida alternativa se non è possibile o non ci si vuole sottoporre a terapie a base di cortisonici o antistaminici: il “Ribes Nigrum”, per esempio, è un ottimo cortisone naturale.
Nei tessuti giovani delle piante è concentrato il maggior numero di principi attivi e di enzimi, ormoni vegetali, vitamine e sostanze specifiche che variano di vegetale in vegetale.
E ancora. Le gemme possono contribuire in modo molto efficace a liberare l’organismo dalle tossine, specie quando gli organi addetti alla depurazione (chiamati “emuntori”) sono affaticati e quindi non in grado di assolvere al loro compito.

 

Come agisce

La gemmoterapia prevede tre distinti metodi di cura. Il primo è definito modello analogico, il secondo modello clinico, il terzo modello drenante. Vediamoli nel dettaglio.

1) Il modello analogico
Si basa sulla suggestiva idea che esista una sorta di parallelismo costante tra l’evoluzione delle foreste, le modificazioni del terreno che esse provocano e le alterazioni del tessuto umano, evidenziate dallo studio dell’elettroforesi (il meccanismo usato in biologia per la separazione) delle proteine.
Facciamo qualche esempio: la betulla e l’olmo, che formano più humus e colonizzano i terreni non coltivati, assomigliano alle alfa-globuline dell’organismo umano, il cui aumento è tipico degli stati infiammatori e di ogni aggressione acuta in atto nei confronti del nostro corpo. E ancora: il lampone, il rovo e l’erica, che di solito segnano il confine della foresta, rappresentano la degradazione e la degenerazione dei tessuti a causa della fissazione di proteine degradate (è il problema di chi soffre di infiammazioni croniche, per esempio).
Insomma, se le funzioni di una pianta sono simili a quelle di un organo del nostro corpo, per curarne l’eventuale malfunzionamento o un certo disturbo si userà una sostanza estratta da quella pianta.

2) Il modello clinico
Questo approccio si fonda invece sul principio secondo cui ogni gemmoderivato ha specifiche indicazioni terapeutiche e può dunque essere prescritto secondo un criterio clinico. È in pratica un metodo molto simile alla diagnosi della medicina tradizionale, quindi più intuitivo, anche per il medico allopatico.

3) Il modello drenante
Questo metodo di cura punta invece a stimolare il fenomeno della disintossicazione. Permette di convogliare in senso centrifugo le scorie metaboliche, agendo sugli organi che hanno il compito di espellere le impurità dal nostro corpo.
In questo modello, i macerati glicerici sono prescritti in dosi inferiori a quelle previste negli altri metodi terapeutici.

 

Che cosa cura

La gemmoterapia ha un campo di applicazione abbastanza ampio, che varia da pianta in pianta. Vediamo allora le sue principali applicazioni.

Applicazioni generali.
La betulla, dalle proprietà tonificanti e stimolanti, contribuisce a migliorare le difese immunitarie, a combattere lo stress e può essere un valido aiuto per gli studenti alle prese con deficit di memoria o concentrazione.
La quercia è un ottimo aiuto in caso di infezioni alle vie urinarie.

Apparato respiratorio.
Il carpine è un albero dai principi attivi particolarmente utili per la faringe e la trachea: ottimo in caso di tosse, dunque.
La lantana, invece, combatte asma e dispnea.

Sistema cardiocircolatorio.
L’olivo, dotato di caratteristiche ipotensive e antisclerotiche, può normalizzare i livelli di colesterolo.
Il sorbo regola la circolazione venosa.
Il biancospino regola la frequenza cardiaca e protegge capillari e arterie.

Apparato digerente.
Il rosmarino riequilibra l’attività della cistifellea.
Il ginepro contrasta gli scompensi epatici.
Il fico risulta efficace in caso di gastrite.
Il mirtillo rosso protegge l’intestino e, combinato con il fico, dà sollievo al colon irritabile.

Apparato locomotore.
La vite combatte i dolori articolari acuti.

 

Come si prepara il macerato glicerico

Quello che per la medicina tradizionale è il farmaco, per la gemmoterapia è il macerato glicerico. Si prepara così: i germogli e le altre parti della pianta vengono raccolti alla fine dell’inverno o in primavera, il cosiddetto “periodo balsamico”, quando la pianta è in fase di risveglio. Sono quindi posti a essiccare in modo naturale, vale a dire esposti al sole, perché qualsiasi procedimento artificiale farebbe loro perdere i principi attivi.

A questo punto si procede alla triturazione, dalla quale si ottiene una polverina che, mescolata ad alcol e glicerina, viene fatta macerare per sette giorni. Il composto così ottenuto si filtra e si unisce a una nuova miscela di acqua, alcol di glicerina e glicerina nelle proporzioni di uno a nove: il macerato glicerico è pronto e viene messo in vendita con il nome della pianta da cui è tratto, affiancato dalla sigla MG1DH. Va usato entro cinque anni dalla sua preparazione.
Anche i macerati glicerici, come i farmaci, hanno una loro posologia. Quella più diffusa prevede 50-100 gocce al giorno in poca acqua, da assumere lontano dai pasti o almeno una ventina di minuti prima di mangiare. Ma il dosaggio può variare in funzione delle esigenze del paziente. Da tenere presente che il principio attivo delle piante viene assimilato dall’organismo soprattutto attraverso la mucosa orale: ecco perché è bene tenere la soluzione in bocca per una trentina di secondi, prima di deglutirla.
Quanto alle controindicazioni, sono molto limitate: i gemmoderivati possono essere somministrati anche in gravidanza, ma sono sconsigliati ai bimbi al di sotto dei 2 anni perché i macerati glicerici contengono alcol. Le sole e autentiche controindicazioni riguardano chi è intollerante all’alcol o alla glicerina (o a entrambi), che formano il solvente in cui avviene la macerazione.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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