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Gianna Schelotto: “La bontà si… contagia”

C’è chi sostiene che abbiamo comportamenti cattivi perché siamo prigionieri delle nostre pulsioni; altri sono convinti che la separazione netta tra bene e male sia superata. Ecco la mappa dei sentimenti.

Il termine “cattiveria” deriva dal latino “captivum”, cioè prigioniero. Ebbene, c’è chi sostiene che abbiamo comportamenti cattivi perché siamo prigionieri delle nostre pulsioni. Invece di educare ai nostri figli una sana, necessaria dose di frustrazione, rimettendo un po´ di autorità nelle relazioni, li abituiamo ad avere tutto subito. Risultato: le persone crescono all’insegna del tutto e subito, senza alcuna considerazione per il prossimo e le sue esigenze.
Altri sono convinti che la separazione netta tra bene e male sia superata: la società di oggi è nello stesso tempo buona e cattiva, capace di generare mostri di arroganza, profittatori e truffatori, ma anche di dare vita a gare di solidarietà di portata mondiale. Una società in cui convivono altruismo ed egoismo, generosità e furbizia, cattiveria e bontà.
Cosa significa essere buoni oggi

Il problema è intendersi sul significato della parola “bontà” oggi. La sincerità e il credere in quello che gli altri dicono equivale ormai a una forma di ingenuità: come se chi si fida del prossimo fosse solo un sempliciotto. Sarà per il contesto in cui viviamo, che ci rende più insicuri, spaventati. Ma il risultato è sconfortante.

Gianna Schelotto: La bontà è contagiosa

Ci siamo dimenticati di due concetti fondamentali per ogni uomo e per ogni collettività: tolleranza ed empatia. E il risultato è quello che vediamo sotto i nostri occhi ogni giorno: cattiveria imperante, aggressività, egoismo, mancanza di rispetto. La dottoressa Gianna Schelotto, psicoterapeuta ed esperta del comportamento umano, traccia un quadro spietato del rapporto tra bontà e cattiveria nella società contemporanea.

Che cos’è la tolleranza e perché sembriamo esserci dimenticati del suo significato?

Mi riferisco al termine tolleranza non nella sua accezione più comune: tollerare nel senso di sopportare il prossimo. Ma in quello più nobile, la capacità collettiva di vivere pacificamente e di pensare anche al bene degli altri.

Cosa intende invece per empatia?

L´empatia è la capacità di comprendere l´altro, di riconoscerne bisogni e desideri, di intuirli anche quando non vengono espressi esplicitamente. L´empatia si può provare nei confronti dei familiari, degli amici, ma non solo. Anche nei confronti di chi è meno vicino a noi, di chi è diverso da noi. Ed è questa la chiave perché una collettività viva in un suo equilibrio.

Cosa significa essere buoni oggi: adoperarsi nel volontariato, sacrificarsi per i figli o la famiglia…?

Tutte queste cose, ma non solo. Si può esser buoni anche solo con i propri dipendenti: per esempio, riconoscendone i bisogni, comprendendone la situazione familiare, cercando di venire loro incontro. Cosa penso del volontariato? Quando ci sentiamo depressi per quello che ci circonda, quando la società ci sembra che vada a rotoli, allora ci aggrappiamo al volontariato per sentirci meglio, per sentire che qualche cosa di buono al mondo c´è. Ma questo non basta.

Nella società attuale predominano i buoni o i cattivi?

La nostra è una società impregnata di narcisismo, arrivismo ed egoismo in cui si è più interessati ai propri bisogni che al bene comune. Il bene comune è praticato veramente da pochi, perché a prevalere è quello individuale.

Ma buoni si nasce o si diventa?

Bontà chiama bontà, cioè buoni si diventa se si è stati educati alla bontà. Possiamo dire che si impara a essere buoni per contagio. È una questione essenzialmente di educazione. Se ho ricevuto bontà, è difficile che io non lo sia anche con gli altri. La bontà è un valore da trasmettere soprattutto ora che la nostra società è orientata poco al bene degli altri, rispetto a quello per se stessi.
(Paola Coen)

Redazione Staibene

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