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Grattarsi è come una droga: scoperta la fonte del piacere

Uno studio americano ha scoperto la ragione per cui grattarsi ci dà un piacere a volte irresistibile. Tutto nasce dalla parte del cervello che sottovalutiamo.

Finora sapevamo che era piacevole e basta  e che, a volte, non smetteremmo mai tanto  il piacere che ci procura.

 Parliamo della grattata o dell’atto di grattarsi, una delle esperienze più freqiuenti e difuse della terra, alla quale cediamo in molti momenti della vita qotidiana: quando ci troviamo di fronte ad un dilemma, quando indossiamo un abito con tessuto irritante, quando siamo nell’intimità e ci concediamo a quel leggero grattugiamento che la nostra lei o il nostro lui ci regalano sulla schiena, sul ginocchio, sulla nuca.

Ebbene ora c’è la prova scientifica: grattarsi è molto più che un modo per placare un qualsiasi prurito. E´ soddisfazione pura, quasi una "droga" che spegne alcune aree del cervello ed ha una origine precisa, nel cervello.

Lo sostiene una ricerca condotta dalla Wake Forest University del North Carolina (Usa), secondo cui questa attività , portata all´eccesso, può addirittura trasformarsi in una sorta di tic. Leggi anche: Cosa c’è dietro i tic

Tramite scanner di ultima generazione, gli studiosi americani hanno "fotografato" i cambiamenti che si verificano nel nostro cervello quando ci grattiamo ed hanno scoperto dei mutamenti insospettabili: si riduce l´attività  nelle aree cerebrali associate alle emozioni e ai ricordi spiacevoli, aumentando però quella della zona legata ai comportamenti compulsivi. Leggi anche : Il prurito? E’ contagioso

Per arrivare a questa conclusione è´ stata usata una risonanza magnetica funzionale per osservare il cervello di 13 volontari, mentre si grattavano le caviglie con una piccola spazzola.

Le sessioni duravano circa 30 secondi, con pause altrettanto lunghe, per un totale di cinque minuti. I risultati hanno mostrato una ridotta attività  nella corteccia cingolata anteriore (legata alle esperienze spiacevoli) e nella corteccia cingolata posteriore (associata ai ricordi).

Grazie a questo studio, dunque, si è scoperto finalmente il motivo per cui grattarsi risulta piacevole: il grattamento spegne le componenti emozionali del prurito e, dunque, porta sollievo.

A questo punto, la speranza è che i risultati di questo studio possano contribuire a mettere a punto nuovi trattamenti ad hoc. Farmaci che disattivino la stessa area del cervello "spenta" quando ci si gratta.

La scoperta fa seguito ad altre ricerche in materia che però si erano limitate a fare una gerarchia dei luoghi in cui grattarsi dà più piacere. Nel ranking  del piacere era emerso che il primo posto, occupato da sempre dal grattarsi la schiena, aveva ceduto il passo al grattarsi le caviglie. In quest’ultimo caso il piacere era risultato così elevato da essere associato all’orgasmo durante l’atto sessuale. Leggi anche: Grattarsi le caviglie è come il sesso
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Redazione Staibene

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