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Il potere della gentilezza: 7 consigli per “vincere” senza urlare

Il potere si esercita solo con la forza, o anche con la gentilezza? Se fate questa domanda a chiunque incontriate otterrete probabilmente una risposta in negativo, cioè che nel mondo aggressivo e competitivo di oggi conta più la forza che la gentilezza. Ma scrutate gli occhi di chi vi sta rispondendo: probabilmente ascolterete parole assertive e negative ma l’espressione del viso, la mimica e lo sguardo tradiranno un sentimento di dispiaciuto, se non rassegnato o sognante di un mondo che tutti vorremmo fosse più gentile ma che pare oggi non vada di moda.

Ma essere gentili funziona oggi che la lotta per a quotidianità sembra scandita dagli odiatori professionisti sui social, o dagli urlatori patentati dei talk show? Essere gentili significa dare di sé un’immagine di debolezza, incertezza, remissività? Oppure di ragionevolezza, pacatezza, forza ideale?

Carlo Rovelli, il fisico divenuto più famoso come scrittore che come esperto di fisica delle particelle, ha dedicato un libro al tema della gentilezza, riflettendo sulle vicende della società e del mondo.

La sua tesi è che ci sono luoghi nel mondo dove più che le regole è importante la gentilezza. E cita l’esempio di un episodio che accadde proprio a lui quella volta che entrò in una moschea con le scarpe ai piedi infrangendo una importante regola di comportamento. Ma anziché essere rimproverato, fu accolto con un sorriso ed invitato gentilmente a rimediare.

La tesi della sua riflessione è che si può affrontare qualsiasi confronto senza arroganza o strafottenza , ovvero con gentilezza, che non è – precisa – le “buone maniere “, ma il rendersi conto che se ci ascoltiamo e collaboriamo cercando punti di convergenza anziché motivi di marcare una diversità identitaria, le cose vanno molto meglio.

 

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Cos’è la gentilezza

Definito che gentilezza non è solo buona educazione, galateo, bon ton, Rovelli precisa cosa a suo modo di vedere intende con quel termine: “ la gentilezza è il valore che permette ad una mente brillante di arricchirsi spaziando tra numerose passioni, affacciandosi a nuove prospettive, integrando interessi ormai maturi”- dice Rovelli.

In effetti non si tratta di una cosa nuova. Basta andare indietro nei cosiddetti secoli bui, il Medio Evo, per scoprire che tanto bui non erano se la gentilezza aveva espressione nei cavalieri tardo-medioevali di Ariosto che, invece di tagliarsi a fette a vicenda con gli spadoni, tenevano a bada la loro brutalità con la gentilezza della cavalleria.

La rivoluzione gentile è già in atto

Il contrappasso è evidente: mentre il mondo sembra sempre più andare verso la brutalità, la maleducazione, l’arroganza, la legge del più forte, parallelamente si fa largo anche un intero modo di essere e di fare che gira al contrario. Cristina Milani è la fondatrice di una Onlus che presiede il movimento mondiale della gentilezza e spiega: “ abbandonando il paradigma occidentale basato sul consumismo e sulla felicità del possedere, un numero crescente di individui sta scoprendo in modo a volte inconsapevole nuove priorità attraverso uno stile di vita gentile, basato su cura ed attenzione e compassione”.

Secondo i dati della onlus si sta formando un gruppo sociale che conta quasi il 35% della popolazione ,per la maggior parte donne over 40 che punta alla gentilezza nei confronti delle persone e dell’ambiente.

Il tutto sia nelle relazioni amicali e familiari che in ufficio.

 

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Le 7 regole della gentilezza

Chi volesse cercare conferma di tutto ciò può anche dare un’occhiata all’albo dell’Accademia delle Scienze di Stoccolma, si proprio quella che assegna i premi Nobel. Perchè, sorpresa fra le sorprese, il Nobel dell’Economia 2018 è stato assegnato proprio teorico della “spinta gentile” che in economia non è altro che un modo per ottenere risultati produttivi non usando né divieti né imposizioni ,a percorsi di progressiva convenienza.

Sui luoghi di lavoro esiste addirittura una Bibbia che teorizza le prescrizioni della gentilezza. La ragione è che con gentilezza si lavora meglio e si produce di più. Eccoli:

  1. umiltà;
  2. saper ascoltare;
  3. mordersi la lingua;
  4. lasciar finire di parlare
  5. abbandonare orgoglio e arroganza
  6. essere accessibili
  7. essere curiosi come i bambini

Provare per credere.

 

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Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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