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Il caffè tiene svegli, sì o no?

C’è chi mette in discussione la capacità della caffeina di mantenere alta l’attenzione. In realtà sarebbe solo un problema di astinenza

Il caffè è forse la bevanda che porta con sé il più alto numero di falsi miti. Uno di questi, tra i più contrastati dagli studiosi, è il fatto che tenga più svegli rispetto alle persone che non lo bevono. Tra gli ultimi studi su questo punto (pubblicato dalla rivista scientifica “Neuropsychopharmacology”), ce n´è uno i cui risultati sono davvero sorprendenti: non sarebbe affatto vero che il caffè rende più svegli, perché l’effetto che si crede di sentire è solo un sintomo dell´astinenza da caffeina.

Quelli che… il caffè non sveglia
La ricerca si deve all´Università di Cardiff (nel Galles), che ha analizzato un campione di 379 persone. I risultati hanno dimostrato come al mattino chi beve caffè non è affatto più sveglio di chi non lo beve, ma ha bisogno della caffeina per arrivare allo stesso livello di attività psicofisica che è invece propria delle altre persone. I ricercatori hanno privato di caffè per 16 ore i soggetti studiati, dando poi a una metà del campione una dose di caffeina e all´altra metà un placebo. I due gruppi hanno avuto risultati simili in alcuni test sull´attenzione e sulla memoria.
“Il nostro studio dimostra che non c´è nessun effetto positivo nel consumo di caffeina”, ha spiegato Peter Rogers, uno degli autori della ricerca, “anche se qualcuno si sente più attivo e pronto, al massimo viene riportato al livello degli altri".

Quelli che… il caffè sveglia eccome
In precedenza, altri studi si erano occupati dello stesso argomento. Secondo una ricerca dell’Università di Magdeburgo, in Germania, l’effetto-sveglia del caffè esisterebbe eccome. E sarebbe dovuto al fatto che la bevanda riapre i depositi di calcio nell´organismo, chiusi durante il sonno. Proprio il calcio, infatti, sarebbe uno degli attori principali nella regolazione delle fasi di sonno e veglia.
“L’ipotalamo funziona come una frusta”, ha spiegato Hans-Christian Paper, fisiologo dell´ateneo tedesco, “nelle ore di veglia costituisce la stazione di raccordo principale per le informazioni che dai sensi arrivano al cervello. Durante il sonno, invece, le cellule nervose dell´ipotalamo funzionano come un filtro, bloccando l´elaborazione delle informazioni sensoriali". Dopo aver riprodotto questo meccanismo in laboratorio, i ricercatori ne hanno studiato la struttura molecolare. "Le nostre ricerche – precisa Thomas Budde – hanno rivelato che il calcio gioca un ruolo molto importante nelle fasi di sonno e veglia".
Da svegli l´attività elettrica nelle cellule assicura che il calcio fluisca nelle cellule nervose dell´ipotalamo e stimola il rilascio di più calcio dalle scorte all´interno delle cellule. Questa aumentata attività nervosa sembra necessaria ad assicurare che le informazioni dei sensi siano trasmesse al cervello. Nel sonno, invece, il rilascio di calcio è bloccato; ma la caffeina è risultata in grado di riaprire le porte dei depositi di calcio. Di qui l´effetto sveglia. Un effetto che, come sanno tutti gli amanti del caffè, non è infinito. Secondo i ricercatori, infatti, funziona solo quando ci sono scorte di calcio cui attingere.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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