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Il dentista: “Ecco i segreti per denti sani e perfetti”

“Gli italiani sono molto più consapevoli dell’importanza della cura dei denti oggi, di quanto lo fossero anche solo pochi anni fa. Sono molto migliorati. Certo, la perfezione è ancora lontana…” . Se la promozione in materia di prevenzione orale arrivasse da un professore universitario, sarebbe una bella soddisfazione. Ma se proviene addirittura dal presidente del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria all’università di Catania, Ernesto Rapisarda, 55 anni, c’è di che andarne orgogliosi. “Un tempo si presentavano dal dentista solo quando sentivano dolore. Oggi i controlli periodici, per gran parte della popolazione, sono diventati una sana abitudine”.
Italiani, popolo di virtuosi?
“Non esageriamo. Di sicuro tutti gli indicatori – l’esperienza diretta sul campo, ma anche il consumo di prodotti specifici come ad esempio i collutori – ci dicono che è in atto un processo di miglioramento, negli atteggiamenti verso la prevenzione. Altrettanto vero, però, è che si può fare ancora meglio. E sarebbe uno sforzo che ripagherebbe con gli interessi…”.
In che cosa, in particolare, si dovrebbe migliorare?
“Le faccio un solo esempio, a mio parere illuminante: pochissimi usano il filo interdentale. Lo trovano scomodo, noioso, inutile. Sembra quasi non vogliano capire che, specie con l’avanzare dell’età, rappresenta uno strumento essenziale la diagnosi precoce, domestica. Usandolo correttamente, infatti, permette di individuare la carie nella sua fase più iniziale. E prelude, quindi, a un utilizzo di terapie minimamente invasive ideali per la serenità del paziente, sempre preoccupatissimo davanti a un intervento”.
C’è un consiglio che sente dare ancora troppo raramente, dai dentisti ai pazienti?
“Noi specialisti dovremmo aumentare gli sforzi diretti a dissuadere i nostri pazienti da un atteggiamento sbagliato: privilegiare l’estetica, piuttosto che la prevenzione. Oggi si desiderano soltanto denti bianchissimi o molto dritti e allineati, si guarda a incisivi e canini, dimenticandosi dei molari. E trascurando aspetti cruciali come la funzionalità. Troppe persone ignorano per esempio che una cattiva occlusione della mandibola porta con sé disturbi articolari di non poco conto. Ecco, penso che impegnarsi in questa direzione, spiegare, farci capire meglio, sarebbe per il paziente un aiuto notevole”.
Che ruolo ha, sotto questo aspetto, l’odontoiatria conservatrice?
“Interviene in seconda battuta, quando il problema esiste ed è necessario risolverlo dal punto di vista terapeutico. L’odontoiatria conservatrice comprende il trattamento delle carie, la devitalizzazione, ma anche l’aspetto estetico: attraverso interventi specifici, si migliora il sorriso con ceramiche, compositi, faccette… Negli ultimi anni c’è stata l’esplosione di tecniche adesive sempre più innovative, alcune delle quali ultratecnologiche”.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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