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Il disturbo bipolare

Il disturbo bipolare appartiene, come la depressione maggiore, ai disturbi dell’umore o disturbi affettivi. Questo disturbo colpisce approssimativamente lo 0.8% della popolazione adulta con stime comprese tra lo 0.4% e l´1.6%, anche se probabilmente l´incidenza é più elevata qualora si considerino le forme più leggere che spesso non vengono riconosciute. L’esordio del disturbo bipolare avviene, generalmente, nel corso dei primi vent’anni di vita, talora nell’adolescenza, ma è anche possibile che il primo episodio si presenti dopo i 50 anni.
Recenti studi epidemiologici hanno mostrato che il disturbo bipolare ha un´incidenza pressoché analoga in entrambi i sessi, e che non sono riscontrabili differenze significative di prevalenza in gruppi etnici differenti.

Come si manifesta
La caratteristica principale del disturbo bipolare è data da un decorso clinico in cui si verificano quelli che vengono definiti episodi maniacali od ipomaniacali, ai quali possono alternarsi episodi depressivi. La definizione di disturbo bipolare deriva proprio da questa polarità dello stato dell’umore: da un lato, infatti, l’episodio maniacale è definito dalla presenza di un tono dell’umore persistentemente elevato, espansivo od irritabile, a questo si accompagnano altri sintomi quali un’elevata autostima, idee i grandiosità, un ridotto bisogno di dormire, distraibilità, agitazione ed altri ancora. Dall’altro gli episodi depressivi, che non differiscono da quelli presenti nella depressione maggiore, sono caratterizzati da un tono dell’umore molto basso, in cui si riconoscono la perdita di interesse e piacere a svolgere qualsiasi attività, anche quelle prima considerate piacevoli, cambiamenti di peso, nel sonno e nell’attività fisica, una riduzione delle energie, difficoltà di pensiero, di concentrazione; a questo spesso si accompagnano pensieri ricorrenti di morte e suicidio. Tra gli episodi maniacali e depressivi vi sono periodi, anche molto prolungati di eutimia, ossia in cui il tono dell’umore è “normale”.
Le conseguenze di un episodio maniacale, al pari di quelle di un episodio depressivo, possono essere gravi, e tali da causare difficoltà marcate nel normale procedere della quotidianità e richiedere un ricovero ospedaliero.
Tipicamente, l’episodio maniacale ha un inizio improvviso, con una rapida intensificazione dei sintomi nel corso di pochi giorni. Gli episodi durano, solitamente, da poche settimane ad alcuni mesi. In molti casi (circa nel 50%-60%) l’episodio maniacale è preceduto o seguito a rapida distanza da un episodio depressivo.
Questo è un disturbo ricorrente, si stima che circa il 90% di coloro che hanno avuto un episodio maniacale ne avranno altri in futuro.

Le cause
Le cause del disturbo bipolare non sono ancora completamente chiare, ma sicuramente sono riconoscibili una suscettibilità genetica (identificabile dall’elevata frequenza di malattia all’interno di gruppi familiari) a cui si aggiunge l’influenza di fattori ambientali. Gli studi biologici hanno messo in luce la presenza di alterazioni a carico dei sistemi di comunicazione neuronali che utilizzano i neurotrasmettitori monoaminergici (serotonina, noradrenalina e dopamina), l’aminoacido eccitatorio acido glutammico o quello ad attività inibitoria, acido gamma amino butirrico (GABA). È proprio su questi sistemi che vanno ad agire i farmaci attualmente utilizzati per il trattamento del disturbo bipolare, che vengono definiti stabilizzanti dell’umore.

La cura
Fermo restante il ruolo fondamentale di un approccio integrato psicoterapico e farmacoterapico, verrà qui preso in considerazione, anche se in maniera limitata per l’elevata complessità dei regimi terapeutici comunemente utilizzati nella pratica clinica, il solo approccio farmacologico. Approccio che ha sicuramente rivoluzionato il trattamento di questo disturbo, modificandone in modo marcato il decorso e, non meno importante, riducendone il costo. Da un punto di vista temporale, la terapia farmacologica dei disturbi dell’umore prevede una fase acuta, una di mantenimento ed una di prevenzione delle ricadute o dell’insorgenza di nuovi episodi (profilassi). I farmaci utilizzati nel trattamento del disturbo bipolare comprendono quelli che riducono i sintomi della mania o della depressione, quelli che prevengono gli episodi e quelli che, pur non agendo primariamente sull´umore, possono essere d´aiuto in varie circostanze durante il decorso della malattia. I farmaci stabilizzanti dell´umore attualmente utilizzati e prescrivibili dal Servizio Sanitario Nazionale sono: i sali di litio, gli anticonvulsivanti (la carbamazepina, il valproato di sodio, la lamotrigina ed altri in fase di studio) e gli antipsicotici di ultima generazione (olanzapina, quetiapina ed altri attualmente in fase di studio). Il litio è stato il primo farmaco impiegato in pazienti con disturbo bipolare e rimane tuttora tra i farmaci d’elezione per questo disturbo. Tuttavia, questo farmaco è caratterizzato da un basso indice terapeutico, vale a dire che i suoi livelli devono essere attentamente monitorati per evitare effetti tossici. Inoltre, esso causa nel 50-60% dei soggetti fastidiosi effetti collaterali, quali sete eccessiva, compromissione delle capacità mnesiche, tremori, poliuria, etc.
Le altre due categorie di farmaci, gli anticonvulsivanti e gli antipsicotici di ultima generazione, costituiscono un valido approccio terapeutico sia per il trattamento della fase acuta sia nella prevenzione di nuovi episodi manicali e/o depressivi. Tutti gli stabilizzanti dell’umore si sono infatti mostrati in grado di ridurre la frequenza, l’intensità e la durata degli episodi quando impiegati come terapia profilattica.
Nella forma a cicli rapidi (variazioni rapide del tono dell’umore) e resistente non è infrequente l’associazione dei sali di litio ad altri stabilizzanti dell’umore o a farmaci ad attività antidepressiva quando la componente depressiva è molto marcata.

Come comportarsi
È molto importante rivolgersi ad un medico specialista per l’impostazione di un corretto protocollo terapeutico, sia di tipo farmacologico sia psicoterapeutico, anche in considerazione del fatto che tutti i farmaci stabilizzanti dell’umore attualmente disponibili necessitano di due/tre settimane prima che la loro efficacia clinica si manifesti.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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