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Il nutrizionista: “Ecco le cucine più light”

Il nutrizionista: “Ecco le cucine più light”

Questione di moda (perché il ristorante giapponese fa sempre così chic) o di pura necessità (il cinese aperto sotto casa è pratico e poi stasera avete il frigo semivuoto), fatto sta che mangiare etnico è diventata quasi un’abitudine per gran parte degli italiani. Alla vigilia delle vacanze, poi, quando si presume che ritrovarsi a scegliere tra un kebab e una tempura, un couscous e una tortilla sarà cosa ovvia, dare qualche indicazione su come regolarsi è più che utile. Abbiamo chiesto aiuto al professor Nicola Sorrentino (nella foto), specialista in Scienza dell’alimentazione dietetica, docente di igiene nutrizionale e crenoterapia presso la scuola di specializzazione in idrologia medica dell’Università di Pavia.
Quanto può influire la cucina etnica sulla bilancia?
Molto, poco o per niente: dipende dal piatto che si decide di mangiare. E dai suoi condimenti, ovviamente.
Si può ipotizzare una cucina più amica della bilancia rispetto ad altre?
Difficile estremizzare fino al punto di stilare una classifica. Ma se proprio dovessi indicare una cucina, direi quella giapponese: pensiamo al sushi, un piatto completo per eccellenza, con i carboidrati del riso, le proteine e i grassi buoni del pesce; leggero, digeribile…
Eppure il pesce crudo può nascondere qualche insidia, dal punto di vista dell’igiene alimentare
È vero. Ma il segreto sta nell’assicurarsi che il pesce sia sempre molto fresco. E nell’evitare quei ristoranti che non ispirano particolare fiducia”.
La cucina giapponese prevede anche la tempura, una frittura non certo light…
È vero. E chi ha problemi di colesterolo o litiga con la bilancia, farebbe bene a evitarla. Però mangiare giapponese significa anche poter scegliere piatti al vapore o alla piastra, nutrizionalmente più che corretti.
La cucina straniera più nemica della bilancia?
Quella messicana, probabilmente. Con un distinguo, però: se i piatti vengono conditi con le spezie, nessun problema. Se invece ricorriamo alle mille salse e salsine tipiche di quei posti, il rischio di prendere peso è assicurato. Senza contare che l’uso eccessivo di peperoncino può risultare penalizzante per chi soffre di problemi gastrointestinali: gastralgie, reflusso gastroesofageo, difficoltà di digestione…
In quale posizione collocherebbe la cucina cinese?
In questo caso non mi sento di dire né sì né no. Forse un “nì”: no agli involtini primavera, perché sono saltati in padella; sì per esempio ai ravioli al vapore, dal punto di vista nutrizionale del tutto corretti.
E quella araba o nordafricana?
Idem come sopra: un couscous vegetariano o un kebab di agnello o tacchino (ma rigorosamente tagliato dalla parte alta del cilindro su cui è fissato) vanno benissimo. Se invece ragioniamo su carne di montone o condimenti grassi e fritture…

(Valentino Maimone)

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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