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Immigrati clandestini, una “bomba” sanitaria

L’Oms Centro medicina del turismo lancia l’allarme contagio per 5 pericolose e contagiose malattie. La differenza con gli immigrati regolari e la classifica delle malattie

L’allarme  è forte e chiaro: gli immigrarti possono essere  un  grande rischio  per la salute pubblica; serve un grande piano di prevenzione che tenga lontani i rischi contagio di malattie monto contagiose come meningite, epatite A, tifo, tubercolosi , le malattie sessuali , che tornano ad affacciarsi pericolosamente.

La denuncia è del direttore dell’OMS medicina del turismo Walter Pasini e non è diretta a creare allarme ma solo consapevolezza che i rischi sono aumentati e che se l’Italia vuole essere il paese dell’accoglienza, deve attrezzarsi per esserlo anche della salute.

Il problema si è acuito negli ultimi mesi  parallelamente al fluire dei dati forniti dalla rete di sorveglianza messa in piedi dalle autorità sanitarie pubbliche. E Pasini ha previsto che se non si dovesse intervenire con lungimiranza, i segnali di recrudescenza di alcune patologie potrebbero diventare  pericolosi con il crescere dei flussi migratori, soprattutto clandestini.

Ma quanti sono gli immigrati in Italia?

Secondo le cifre ufficiali dell’ (Condizione di rischio degli immigrati), in Italia sono residenti regolarmente 4.800.000 immigrati  secondo la seguente distribuzione fra le provenienze:

  1. Rumeni : 21.2%;
  2. Albanesi: 10.6%;
  3. Marocco: 9.9%;
  4. Cina: 4.6%;
  5. Ucraina:4.4%.

L’età media è di 31 anni e nel 65% dei casi si tratta di immigrati di seconda generazione, figli di immigrati. A questi si sommano  i clandestini che secondo stime dell’Ocse dovrebbero essere dai 500 mila ai 750 mila in più. Totale: oltre 5 milioni e mezzo di immigrati che nel 2010,sempre secondo le stime dell’Ocse, diventeranno 7 milioni.

La salute degli immigrati regolari

Come stanno di salute? Se lo si chiede a loro, nella stragrande maggioranza dei casi la risposta è estremamente positiva. Lo  stato di salute percepita infatti è buona e superiore a  quella che dichiarano gli italiani. Stiamo parlando, però, di percezione, non di realtà; e una buona percezione incorpora anche  un raffronto rispetto a come si sentivano prima di arrivare in Italia.

Quelli che dicono di sentirsi meglio sono i cinesi e i filippini (90,2% di percezione positiva), seguiti dagli indiani (88,8%, dagli ucraini (85,8%) e dai marocchini (85,2%). Ma  sorge qualche dubbio quando si osservano le cifre della , laddove  si dice che il 13,8% dichiara difficoltà a capire cosa dice il medico e il 15% a spiegare al medico i sintomi di ciò che sente.

La realtà infatti  si rivela del tutto diversa. Secondo i dati del sistema di sorveglianza pubblico, nel periodo che va dal primo maggio 2011 al 30 aprile 2012, gli immigrati regolari hanno dichiarato come prima patologia l’infezione respiratoria con febbre (63,8%), seguita da gastroenterite senza sangue nelle feci (26,5%).

Dati confermati dall’Istat che mette  al primo posto le malattie dell’apparato respiratorio (65,4%) dei casi seguite da malattie dell’apparato digerente e dei denti (20,2%), dell’apparato nervoso (19,8%) e malattie osteoarticolari (15,5%).

Gli immigrati regolari fumano come gli italiani (23,2%) e sono in sovrappeso  come gli italiani. La differenza è che solo 1 su 2 va dal medico  in caso di problemi e quando ci va ha difficoltà a  spiegare i sintomi  ed a capire  le prescrizioni del medico.

Le malattie del benessere colpiscono  gli immigrati regolari

Quando vivono in Italia e si integrano gli immigrati contraggono le stesse malattie degli italiani, come il diabete, l’ipertensione, il colesterolo alto, ma in misura maggiore, come per esempio nel caso del diabete,  perché non abituati allo stile di vita ed all’alimentazione dei paesi occidentali “ricchi”.

Immigrati clandestini "bomba" sanitaria

Sono gli immigrati clandestini a destare le maggiori preoccupazioni delle autorità sanitarie. Secondo Pasini la circolazione in Italia di un alto numero di nord africani provenienti dalle aree meningococciche, come Senegal, Costa d’Avorio, Etiopia e Somalia, pone il rischio di meningite da meningococco A,Y e W135, contro i quali esiste un vaccino che però dura solo 3 anni. Leggi: Meningite :le regole per non avere paura.

Inoltre –  afferma  –  c’è il rischio di malattie come l’epatite A e la febbre tifoide, trasmesse per via alimentare  come conseguenza della presenza di immigrarti nelle cucine dei ristoranti italiani e della tubercolosi.

 Infine è forte anche il rischio  di tubercolosi e di malattie sessuali a causa della prostituzione: basti pensare che secondo i dati raccolti dall’Istiituto Superiore di Sanità nel Progetto Migrazione e salute, dal 1990 al 208 questo tipo di malattie è passato dal 10% al 35% della popolazione migrante e  per gonorrea e sifilide i contagiati sono il doppio degli italiani.

Redazione Staibene

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