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Infarto, Pino Daniele poteva essere salvato

Ecco gli errori da evitare quanto arriva un attacco di cuore: perché va trattato subito, che fare come primo soccorso, le ore in cui i danni dell’infarto sono maggiori, i segnali per l’uomo e quelli per la donna e come prevenire l’infarto a tavola e nella vita

La morte per infarto che ha stroncato la vita del cantante Pino Daniele si poteva evitare?
Il dubbio affiorato nelle prime ore dopo il decesso è via via diventato una quasi certezza, man mano che sono stati resi noti i dettagli della dinamica del malore e del modo con cui è stato affrontato.
Ecco la dinamica: sono le 21,12 del 3 gennaio 2015, Pino Daniele è sotto attacco d’infarto ma lucido; l’ambulanza viene chiamata proprio a quell’ora e dopo 19 minuti – dicono i tracciati della ASL dell’Ospedale di Grosseto, è nei paraggi della casa del cantante ma viene dirottata dagli stessi familiari ed invitata a tornate indietro.
I familiari, pare per volontà dello stesso Daniele, decidono di andare a Roma in macchina con messi propri, per raggiungere l’Ospedale S. Eugenio dove il cantante è assistito dal cardiologo di fiducia Achille Gaspardone che il lunedì successivo 5 gennaio lo attende per un ricovero programmato.
Due fatti sono dunque incontrovertibilmente accertati: il primo è che Pino Daniele è già malato di cuore da tempo e, a causa proprio di sintomi inquietanti che lo accompagnano nelle ultime settimane, ha già programmato un ricovero presso l’unità coronarica dell’Ospedale presso il quale opera il suo cardiologo di fiducia ( si è saputo poi che aveva già subito un intervento di angioplastica; ) il secondo è che, mentre è in atto un attacco cardiaco, il cantante, i familiari decidono di percorrere 120 chilometri per arrivare a Roma, circa 2 ore di tempo, anziché i pochi minuti ed i chilometri per arrivare all’ospedale di Grosseto.
Ed è questa la decisione letale. A Roma Pino Daniele è arrivato morto.
I primi momenti dell’attacco di cuore, quelli decisivi per salvare la vita del paziente, sono trascorsi invano in macchina anziché nella sala di rianimazione dell’Ospedale più vicino.
Non solo: aver rimandato indietro l‘ambulanza ha impedito che già sul mezzo di soccorso venissero fatti gli interventi di rianimazione di emergenza che avrebbero anticipato ancora di più le cure salva vita.
L’infarto va trattato immediatamente senza perdere tempo
Per capire le implicazioni delle prime cure quando un attacco cardiaco è in corso bisogna intanto spiegare bene cos’è un infarto.
I protocolli di intervento per le patologie del cuore che culminano con l’infarto parlano chiaro: quando arriva un attacco di cuore, la tempestività dell’intervento può salvare la vita.
Numerosi studi hanno anche accertato che la gravità dell’attacco di cuore è correlata anche all’ora in cui arriva l’infarto. Il che significa che a seconda dell’ora in cui ci si accorge di essere direttamente colpiti da infarto o la cosa si verifica per un familiare o conoscente, è possibile stimare l’urgenza. Ecco le ore in cui si rischia di più.

Intervento di primo soccorso: che fare

La prima cosa da fare è chiamare immediatamente un’ambulanza  al 118 e motivare esattamente che è in corso un attacco cardiaco. Dettagliare questa motivazione vi assicura una priorità nell’invio dell’ambulanza che generalmente arriva entro mezz’ora ed è attrezzata per le cure di primo intervento già mentre avviene il trasporto nell’unità coronarica dell’ospedale più vicino.
Nel frattempo ci sono alcune precauzioni ed interventi che è possibile fare. Sono i seguenti:

I sintomi dell’infarto nell’uomo

L’uomo rischia l’infarto più della donna a causa di uno stile di vita più esposto sia dal punto di vista alimentare (l’accumulo di colesterolo origina principalmente nella dieta squilibrata) sia dal punto di vista generale ( stress e fumo).
Ecco i 10 sintomi che l’uomo non deve mai trascurare. Tuttavia, oltre ai segnali classici dell’infarto in arrivo che ne sono alcuni silenziosi (eccoli ) o che non ti aspetti (eccoli).
E’ bene conoscerli entrambi per non lasciarsi sorprendere.

I sintomi dell’infarto nella donna donna

Tuttavia, la convergenza sempre più accelerata degli stili di vita della donna e dell’uomo stanno portando ad un aumento del rischio cardiovascolare anche nella donna. I sintomi dell’infarto che una donna deve tenere sempre bene a mente sono i seguenti:

Come prevenire l’infarto

La prevenzione dell’infarto comincia dalla tavola e dallo stile di vita personale di ognuno di noi. Cambia la sensibilità che dobbiamo avere a seconda se in famiglia c’è stato un precedente di infarto o di patologia cardiovascolare. Se in famiglia ci sono precedenti, il rischio che anche noi siamo esposti è doppio rispetto ad una storia familiare senza infarti.
La prima cosa sono i controlli di colesterolo nel sangue. I valori giusti sono i seguenti.
L’alimentazione è lo scudo principale contro l’infarto perché sono i cibi ricchi di grassi saturi ( burro, formaggi, carni rosse,) ed alcuni alimenti ( uova, insaccati) ad avere le quantità maggiori di colesterolo. Ecco perché: clicca qui.
L’alimentazione è importante perché riduce il colesterolo LDL cosiddetto cattivo, quello che ostruisce le arterie. Ma c’è anche un’alimentazione diretta ad aumentare i colesterolo HDL, cosiddetto colesterolo buono, quello che pulisce la arterie. Conoscere i cibi che la compongono ( noci,verdure a foglia verde ecc) ci aiuta a prevenire infarto senza sacrifici.
Uno stile di vita corretto (stop al fumo e attività fisica regolare) aiuta a tenere lontano attacchi cardiaci.
Ecco quello che ha raccontato il cardiologo Achille Gaspardone che aveva in cura Pino Daniele.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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