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Infezioni in ospedale, quanto è alto il rischio

Fino a 700 mila ricoverati ogni anno ne contraggono una. Soprattutto al tratto urinario

In Italia negli ultimi anni si stima che dal 5 all’8% dei pazienti ricoverati rimane vittima di un´infezione ospedaliere, corrispondente a circa 450-700 mila casi. Le più ricorrenti, che rappresentano da sole oltre l’80% sono quelle del tratto urinario, del chirurgico, dell’apparato respiratorio e infine quelle sistemiche (sepsi, batteriemie). Ma le infezioni del sistema urinario rappresentano il 30-35% di tutte le infezioni correlate all’assistenza. Nell’Ue invece ogni anno circa 4 mln di pazienti contraggono un´infezione con un numero stimato di circa 37.000 decessi direttamente correlati (0,9%).
A fotografare il fenomeno, uno studio effettuato nella Regione Veneto dal Sistema epidemiologico regionale su un campione di oltre 100 mila ricoveri, che ha rilevato un tasso d´infezioni ospedaliere in linea con la media nazionale.

Come si potrebbero prevenire
Secondo gli esperti in Italia si potrebbero prevenire fino al 30% delle infezioni, ovvero 135-210 mila casi evitati ogni anno. Ad esempio "è necessario applicare tutte le nozioni consolidate sui comportamenti professionali – sottolineano – e azioni organizzative efficaci nel ridurre significativamente il rischio di venire a contatto con il germe".
Inoltre l’Asl, nel contesto di uno studio di prevalenza delle patologie condotto nel 2011 in 359 ospedali europei, ha evidenziato un tasso di infezioni in linea con quello degli altri centri ad alta complessità (8,9%).

I germi responsabili
Negli ultimi anni i maggiori responsabili sono i germi gram-negativi e gram-positivi, come lo stafilococco aureus, gli stafilococchi coagulasi negativi e gli eneterococchi e infezioni fungine.

Resistenti agli antibiotici
Un problema emergente in tutti i Paesi con elevati standard sociosanitario è quello della diffusione di germi che sviluppano una progressiva resistenza a molte classi di antibiotici (germi multi-drug resistant, Mdr). Questo problema, strettamente connesso all’utilizzo non sempre appropriato degli antibiotici, interessa sia le infezioni acquisite in ambiente ospedaliero sia quelle acquisite in comunità.

Le cause del rischio così alto
Il rischio di contrarre un´infezione quando si è ricoverati in una struttura ospedaliera è collegato alla presenza di numerosi fattori:

1)  l´ uso di tecniche diagnostiche e terapeutiche sempre più potenti e invasive;
2) l’aumento di patologie croniche e di condizioni che superano la suscettibilità dei pazienti alle infezioni;
3) la permanenza prolungata in ospedale;
4) il non corretto utilizzo degli antibiotici;
5) l´aumento della complessità dei servizi e del trasferimento dei pazienti nei diversi settori assistenziali.

L´Asl di Padova ha messo da tempo in atto una serie di strategie finalizzate alla prevenzione e al controllo di questo serio rischio per chi è ricoverato in ospedale.
Dalla sorveglianza attiva delle principali infezioni, in particolare nei reparti ad alto rischio, all’analisi epidemiologica, allo studio microbiologico e alla condivisione in tempo reale delle informazioni relative alle infezioni correlate a germi multiresistenti.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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