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Internet veloce? La conseguenza notturna che non ti aspetti

L’arrivo della banda larga e l’internet veloce, che tra pochi mesi con il 5 G sarà disponibile a tutti, provoca una conseguenza sulla salute che pochi immaginano e che le società di telecomunicazioni faranno bene a studiare con attenzione, se non vogliono perdere clienti e mettersi contro tutta la comunità medico-scientifica.

La questione è spinosa perchè non riguarda le non ancora accertate conseguenze delle onde elettromagnetiche che diffondono internet 5G in wi-fi, ma qualcosa che accade di notte per nostra assoluta decisione: il sonno.

Uno studio della Bocconi finanziato con i fondi di European Research Council, sugli effetti di internet veloce ha accertato che l’arrivo della banda ultralarga che rende possibili collegamenti super veloci,. Provoca una riduzione del tempo dedicato al sonno pari a 25 minuti al giorno, ovvero poco più di 3 ore a settimana, circa mezza giornata al mese, ovvero 6 giorni l’anno.

La causa è che con la maggiore velocità di collegamento possono essere letti o visti contenuti presenti su internet con maggiore velocità, si pensi per esempio allo streaming audio-video, alle teche di contenuti video sempre più presenti sul web perchè pubblicati come podcast dalle reti televisive on demand.

 

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L’esperienza tedesca sul sonno degli adulti

Per arrivare a queste conclusioni lo studio si è rifatto all’esperienza maturata in Germania, uno dei primi Paesi europei ad aver introdotto l’internet veloce. E’ dall’andamento dei comportamenti dei tedeschi che si è arrivati alla stima italiana.

“25 minuti al giorno sottratti al sonno sono tanti – ha commentato Lino Nobili, esperto di medicina del sonno presso l’Università di Genova – soprattutto se l’accumulo si prolungasse”, come accadrebbe se l’estrapolazione dei 25 minuti al giorno valesse ogni giorno, conducendo a 6 giorni di sonno in meno all’anno. “Le ripercussioni – precisa il medico – possono essere pesanti sulla concentrazione, sulla memoria, e sull’umore”.

Francesco Billari, ordinario di demografia alla stessa Università Bocconi, che ha coordinato lo studio, spiega che l’orizzonte è più ampio e riguarda il rapporto quotidiano tra internet e le famiglie. Ma quando si è giunti al risultato sul sonno, si è ritenuto di estrapolarne i contenuti data al rilevanza per la salute pubblica.

 

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Un danno  “demoratico”

In termini sociali, la perdita di sonno è trasversale, riguarda cioè tutti senza differenze culturali o economiche.

Il dato che peggiora la situazione è che le vittime della perdita di sonno sono tutte persone che hanno orari rigidi al mattino, cioè che per motivi di studio o lavoro non hanno la possibilità di recuperare dormendo al mattino 25 minuti in più, gli stessi minuti che hanno sottratto al sonno andando a dormire 25 minuti dopo la sera prima.

Si tratta di insegnanti che devono comunque portare i figli a scuola, lavoratori dipendenti che devono timbrare comunque il cartellino, studenti che devono comunque entrare a scuola alla prima ora. Per questi ultimi, in particolare, la sottrazione di sonno al riposo notturno provoca problemi di attenzione e di concentrazione in proporzione più alta rispetto agli adulti.

 

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Bruno Costi
direzione staibene.it

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