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Interventi chirurgici solo per i casi più gravi

La prognosi della malattia varia molto da individuo a individuo. I fattori che influenzano maggiormente l’evoluzione della patologia sono la localizzazione e l’estensione dell’infiammazione, oltre che la presenza di complicanze.
Ci sono malati con sintomatologia di scarsa rilevanza e che soffrono occasionalmente di dolori addominali quando non seguono la dieta indicata dal medico, mentre altri, invece, hanno bisogno di essere sottoposti a trattamenti continui con farmaci che inibiscono l’attività del sistema immunitario, come i derivati del cortisone o ancora i più moderni farmaci biologici. Nei casi più gravi possono essere anche necessari interventi chirurgici di “asportazione” del tratto intestinale colpito. Quasi mai tuttavia questa operazione è radicale, perché, magari a distanza di qualche anno, l’infiammazione potrà colpire altre zone delle vie digerenti.
Per le forme da lieve a moderata si ricorre in prevalenza agli aminosalicilati, mentre per i casi da moderato a grave esiste più di un’opzione terapeutica:

  • corticosteroidi (nella fase acuta della malattia): hanno un’azione antinfiammatoria ma non consentono di mantenere nel tempo lo stato di remissione. Inoltre possono avere gravi effetti collaterali, i più importanti dei quali sono l’osteoporosi e il diabete;
  • immunosoppressori: vengono impiegati spesso per ridurre o eliminare la dipendenza dai corticosteroidi; che può instaurarsi nei pazienti. Tuttavia possono trascorrere da tre a sei mesi prima che questa classe di farmaci manifesti i suoi effetti. Gli immunosoppressori sono penalizzati a loro volta da gravi effetti collaterali;
  • terapia biologica (adalimumab e infliximab): in termini tecnici, sono anticorpi monoclonali che impediscono a una particolare citochina (il TNF-alfa) di legarsi ai suoi recettori. Questo legame è condizione preliminare all’avvio della “cascata infiammatoria”, che in sua assenza non può quindi avere inizio. Questi farmaci biologici possiedono un’alta specificità e affinità di legame per il TNF-alfa, pertanto il complesso che si viene a formare tra le due sostanze (farmaco – TNF-alfa) è altamente stabile e non si dissocia in presenza di eccesso di una delle due.

La terapia chirurgica
Le complicanze intestinali sono la causa principale, se non unica, degli interventi chirurgici associati alla malattia di Crohn. Si tratta di occlusioni intestinali, di ascessi intra-addominali e di fistole. In casi particolari di resistenza alle terapie, si possono effettuare anche resezioni del o dei segmenti intestinali compromessi. Se la resezione interessa il colon, il campo operatorio è lo stesso della colite ulcerosa.

(fonte: studio SONIC – Study of Biologic and Immunomodulator Naive Patients in Crohn’s Disease)

Redazione Staibene

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