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L’amicizia? se è vera cura più del medico

Avere amici cura, contribuisce a guarire, mantiene giovane il cervello, tiene lontano lo stress, aiuta a dimagrire. Ecco le regole inconsce con le quali selezioniamo le nostre amicizie negli anni.

Chi trova un amico trova un farmaco. Naturale, efficace e unico. Proprio così: l’amicizia è un’autentica arma vincente, in grado di combattere le malattie, contrastare la depressione, consentire al paziente un recupero veloce, rallentare il processo di invecchiamento e allungare la vita. Non ci credete? Lo dice la scienza. Numerosi studi, anche molto recenti, confermano l’efficacia formidabile di avere amici (non necessariamente tanti, ma buoni).
L’influenza che i rapporti sociali hanno sulla salute in generale è oggetto di indagini scientifiche molto approfondite. Per esempio, da uno studio condotto in Australia per dieci anni è emerso che le persone anziane con un ampio giro di amicizie avevano anche il 22% di probabilità in meno di morire durante il periodo di osservazione, rispetto a coloro che avevano un numero limitato di amici.
Un´ altra ricerca molto ampia condotta nel 2007 ha permesso di constatare un aumento di quasi il 60% del rischio di obesità tra coloro che hanno amici che hanno messo su peso.
Nel 2008, infine, un team di ricercatori di Harvard è giunto alla conclusione che forti legami sociali possono sicuramente migliorare le prestazioni cerebrali a mano a mano che si invecchia.

L’amico dà benessere anche se lontano

Nel suo libro intitolato , Jeffrey Zaslow racconta la storia di un gruppo di amiche d´infanzia che dallo stato americano dell’Iowa si trasferiscono in otto stati diversi. Nonostante la distanza, la loro amicizia regge nel tempo. Zaslow ha ricostruito nei dettagli in che modo la profonda amicizia tra queste donne ha saputo plasmare le loro vite e continua ancora adesso ad aiutarle.
Il ruolo che l´amicizia ha per la loro salute e il loro benessere si evince chiaramente da ogni capitolo. Due di loro hanno di recente appurato di avere un tumore alla mammella. Kelly Zwagerman racconta all´autrice che quando il medico le ha riferito la diagnosi nel settembre del 2007 le ha consigliato di circondarsi di persone care. Lei, invece, ha preferito rivolgersi alle sua amiche d´infanzia, anche se vivono lontano: “L´amore che mi hanno saputo trasmettere è stato istantaneo”.
Quando in seguito si è lamentata che le cure alle quali si sottoponeva le provocavano dolorose piaghe in gola, una delle ragazze le ha spedito un lenitivo e varie ricette, un´altra le ha fatto avere un cappellino di maglia lavorata ai ferri, sapendo che avrebbe perso i capelli. Altre ancora le hanno mandato pigiami realizzati in tessuti speciali per alleviare il sudore notturno. Zwagerman aggiunge di essersi sentita più a suo agio parlando con le amiche che con il medico.

Anche tra amici c’è la crisi del settimo anno

Sapevamo che esiste per i matrimoni. Ma che la crisi del settimo anno riguardasse anche l’amicizia è una scoperta del sociologo olandese Gerald Mollenhorst, secondo il quale ogni sette anni perdiamo i contatti con addirittura il 50% dei nostri amici.
Se provate a fare mente locale, infatti, è molto probabile che nel corso di un lasso di tempo come questo diverse persone con cui allora avevate rapporti sociali si siano allontanate o non entrino comunque più a far parte della vostra vita. I sociologi sostengono che le amicizie che ci si crea nell’arco di una vita sono strettamente legate a scelte personali. Ma è proprio sempre vero? Il sociologo olandese ha voluto cercare di chiarire in che modo il contesto in cui le persone si incontrano influenza la durata di un’amicizia.
Ha condotto uno studio in due fasi: inizialmente ha intervistato circa mille persone tra i 15 e i 65 anni, chiedendo quali fossero i loro migliori amici, le persone che più frequentavano, quelle con cui si confidavano, quelle con cui condividevano gli hobby e dove le avessero conosciute. Sette anni dopo li ha ricontattati, ponendo loro le stesse domande e indagando in particolare sulle amicizie e le relazioni emerse dalla prima intervista.
Ebbene, solo il 48% delle vecchie conoscenze faceva ancora parte della vita degli intervistati e solo il 30% di essi aveva la stessa importanza rispetto a sette anni prima. Il numero totale degli amici degli intervistati però non si era ristretto, anzi si era mantenuto in media stabile, arricchito evidentemente da nuove conoscenze.
Dalle risposte è emerso anche che il contesto sociale ha un´importanza determinante nella formazione di relazioni, siano esse legami di amicizia superficiali o rapporti più importanti. In generale si tende a scegliere nuovi amici in un ambiente in cui si hanno già altre conoscenze; il 9% delle amicizie per esempio nasce in ambito scolastico. Ma non è detto che gli affetti dell’infanzia siano i più duraturi: in ogni caso per mantenere un’amicizia a lungo è essenziale una frequentazione costante.

Redazione Staibene

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