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L’esperto: “Cosa fare se la protesi si rompe”

Migliaia di donne che desideravano aumentare la taglia del seno o ricostruirlo dopo l´asportazione della mammella per tumore sono state operate con questi dispositivi Pip, poi risultati pericolosi.
Marco Klinger, professore Ordinario in Chirurgia Plastica, Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell´Università degli Studi di Milano e responsabile dell´Unità Operativa di Chirurgia Plastica II di Humanitas ci spiega quali sono i rischi per la salute.

Come si può accorgere una donna se una protesi si è rotta?
"La rottura di una protesi non dà sintomi. Le alterazioni possono riguardare la forma del seno, che diventa meno tondo e meno proiettato. La diagnosi di rottura si ha mediante indagini radiologiche, la più precisa è la risonanza magnetica".

Cosa rischia una donna in caso di rottura di una protesi?
"Il gel contenuto all´interno delle protesi mammarie ha una caratteristica che si chiama coesività. Tale proprietà fa sì che il silicone non si espanda, ma rimanga localizzato nella tasca creata e come tale può essere facilmente rimosso in modo completo. Non vi sono conseguenze per la salute della donna: il silicone delle protesi non va in circolo. In caso di rottura bisogna sottoporsi a un intervento chirurgico che avrà come scopo quello di rimuovere il gel dalla tasca ove era alloggiata la protesi e sostituirla con una nuova".

Quale consiglio darebbe a una donna che deve affrontare in sicurezza un intervento di mastoplastica additiva?
"Come in tutti gli interventi di Chirurgia Plastica il consiglio è di rivolgersi a professionisti qualificati e cioè specialisti in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica . E´ inoltre indispensabile sottoporsi agli interventi in strutture valide e diffidare di prezzi troppo concorrenziali".

Redazione Staibene

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