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L’Indice di massa corporea funziona o no?

Il 40% dei bambini obesi sfugge alla diagnosi basata sull’indicatore più usato

Il problema dell´obesità negli Stati Uniti potrebbe essere ancora più grave di ciò che si pensa. A preoccupare i ricercatori della New York University School of Medicine e del Weill Cornell Medical College, sempre nella grande mela, è l´utilizzo dell´indice di massa corporea, il cosiddetto Bmi (Body Mass Index), per valutare la forma fisica delle persone. Un indicatore che, si legge sulla rivista scientifica "Plos One", non sarebbe abbastanza preciso per determinare chi è "oversize" o meno. Risultato: circa il 40% di chi oggi non è classificato come obeso, in realtà lo sarebbe.

Gli indicatori
Il Bmi si basa su un semplice calcolo che combina l´altezza e il peso di una persona, ottenendo un valore che dovrebbe rendere conto delle condizioni fisiche: da sottopeso, a normopeso, fino a sovrappeso e obeso. Se si supera 30, si è appunto ufficialmente "extralarge", come oggi è un americano su tre.
Altri sistemi per diagnosticare l´obesità includono la misurazione della percentuale di grasso corporeo: oltre il 25% per gli uomini e il 30% per le donne, significa "allarme chili di troppo".

Il rischio di sotto-diagnosi
La denuncia deriva dallo studio di 1.393 persone sottoposte sia a misurazione del grasso corporeo che del Bmi. I dati mostrano che 539 persone, circa il 40% del campione, non sono state classificate come obese, pur essendolo.
Per Eric Braverman, uno dei ricercatori, "l´Indice di massa corporea non misura in maniera davvero sensibile l´obesità ed espone al rischio di sotto-diagnosi. Meglio è il controllo della percentuale di grasso corporeo del paziente, perché mostra anche la distribuzione dell´adipe".

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Redazione Staibene

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