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La personalità del bambino? Le 4 condizioni perchè cresca con fiducia

Una delle scoperte più affascinanti della psicologia infantile è stata stabilire a che età si forma la personalità di un bambino.

La domanda non è di poco conto perchè costituisce una informazione essenziale per chi deve fare il genitore.

Si apprende così nel dossier elaborato per Mind da Gregory Michel, che i bambini mostrano di differire nella personalità a partire dai sei mesi di vita, anche se a questa età si preferisce parlare di temperamento.

Ma se ad appena sei mesi di età, ovvero prima ancora che il bambino parli, cammini e quando a malapena abbozza i primi sorrisi, già comincia ad avere un suo carattere, cosa lo determina? E’ un retaggio naturale dovuto ai suoi geni o è l’ambiente che lo determina?

Secondo Diana Baungrid, sociologa della Berkeley University che già negli anni Settanta del novecento si era posta il problema, un fattore determinante nella costruzione della nostra personalità è l’ambiente familiare. CiA? significa che per un genitore l’attenzione a come comportarsi con il suo bambino deve cominciare fin da quando ha appena sei mesi. Ed è fin da allora che papà o mamma devono cominciare a pensare a come comportarsi con lui, cosa fargli fare, come stimolarlo, quale clima in casa deve respirare. PerchA? è fin da allora che il bambino forma se stesso e comincia a costruire ciA? che sarà da grande.

 

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La responsabilità di genitori

 

Detta così, sui genitori potrebbe piombare una responsabilità che forse non sono preparati ad affrontare. Ma niente paura; se lo hanno fatto i nostri genitori che non avevamo gli studi compiuti dalla moderna ricerca, possiamo farlo anche noi. Anzi forse proprio grazie a quegli studi possiamo farlo meglio.

Secondo la ricercatrice di Berkeley l’ambiente familiare ha un ruolo fondamentale per l’autostima del bambino.

Essa dipende da 4 tipi di comportamenti che i genitori hanno avuto verso i figli fin dall’età di sei mesi:

  1. calore umano – se hanno offerto un ambiente attento e caloroso;
  2. disciplina e coerenza – se hanno inculcato una disciplina ferma ma soprattutto coerente;
  3. consapevolezza – se hanno fatto appello a ciA? che può rendere i bambini più maturi;
  4. comunicazione – se hanno intrattenuto con i bambini una buona comunicazione.

Se uno di questi aspetti è carente, l’autostima nel bambino cala; viceversa aumenta.

La contro prova? Mehmet Deniz dell’Università di Yildiz a Istambul ha utilizzato i risultati di 400 questionari ad altrettanti studenti per analizzare il benessere emotivo e le condizioni dello sviluppo nel corso dell’infanzia. Ebbene, è emerso che le persone che avevano beneficiato di queste buone pratiche genitoriali da bambini erano più felici di quelle i cui genitori erano stati autoritari (abusando in punizioni) o troppo protettivi (impedendo ai figli di imparare).

 

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La responsabilità dei nonni

 

E i nonni? Che c’entrano i nonni? Centrano eccome, perchè sono 3 milioni e 200 mila i nonni che svolgono abitualmente quotidianamente le funzioni di vice genitori. E’ a loro infatti che vengono lasciati i nipotini quando i genitori devono andare in ufficio o in fabbrica. SicchA? il dilemma educativo che finora abbiamo individuato e esposto non si pone solo per mamma e papà ma anche per i nonni che àogni giorno stanno con i nipoti . Proprio àad iniziare dalla delicatissima età di sei mesi, àquando àle mamme , finito il periodo di maternità, tornano àa lavoro, e ài bambini cominciano a formare la loro personalità.

Ma quali metodi educativi adottano i nonni con i nipoti? Generalmente quelli adottati con i loro figli che a loro volta riflettono quelli ricevuti dai genitori àe che difficilmente tengono conto degli studi sulla personalità àdella Berkeley University.

 

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Bruno Costi
direzione staibene.it

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