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La sessuologa: “La libido di oggi è per il lavoro”

La sessuologa: “La libido di oggi è per il lavoro"

Il lavoro è il sesso del terzo millennio. Da anni sentiamo parlare di calo del desiderio, ma la realtà è che la libido non è diminuita, si è solo spostata. Dove? Sulla propria attività. La tesi della dottoressa Marinella Cozzolino, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell´Associazione italiana di sessuologia clinica, è suggestiva: il lavoro è il nuovo oggetto erotico degli italiani. Che lo preferiscono al più tradizionale rapporto con il partner.

Ma è davvero così?
Altroché. Nel corso della giornata in ufficio si alternano tutte quelle emozioni che caratterizzano l’eros: l’attesa, il mistero, l’eccitazione, la tensione emotiva e sì, anche l’orgasmo in senso lato, inteso cioè come appagamento per un obiettivo raggiunto. Tutto ciò produce un’assuefazione che rende secondario, se non addirittura inutile, l’eros.

Con quali conseguenze?
Una su tutte: quello che noi sessuologi definiamo “evitamento”. Si torna a casa dal partner e lo si evita. Cercando in tutti i modi di fare altro che non sia il sesso: guardare la Tv, andare al cinema o a cena fuori, perfino una chiacchierata. Per il soggetto che riversa tutte le sue emozioni nel lavoro, il sesso diventa ancora peggio che secondario. Se poi si aggiunge l’aggravante tipicamente maschile data dal fatto che il rapporto sessuale è sempre visto come un esame, con relativa ansia da prestazione…

Ma i drogati di lavoro sono soltanto uomini?
No, anzi: il fenomeno si sta diffondendo molto anche tra le donne, naturalmente quelle più rampanti e “in carriera”. Per questa tipologia, il rientro tra le mura domestiche viene visto sempre più come una costrizione: perché devono dedicarsi alle faccende domestiche, magari ai figli. E trovare uno spazio tutto per loro, anche un bagno caldo, diventa impossibile. Quando anche il partner richiede la sua dose di attenzioni, loro si chiudono a riccio. E addio sesso.

Come se ne esce?
Cercando per quanto possibile di ridimensionare le proiezioni che si fanno sul lavoro. Mi spiego: gli uomini cercano il potere e il denaro, ma finiscono per avvitarsi in un processo potenzialmente senza fine; le donne puntano più a ottenere un riconoscimento sociale. Ecco, riuscire a restituire il giusto ruolo al lavoro, senza caricarlo di aspettative superiori a quelle che effettivamente può dare nel concreto, aiuta tantissimo. Anche perché prima o poi ci si rende conto del senso di vuoto e di nausea che l’ossessione per il lavoro dà a chiunque. Anche al più apparentemente irriducibile dei “workaholic”.

(Valentino Maimone)

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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