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Favola ai bambini? Se la legge il genitore vale più di tablet e tv

Gli effetti positivi su capacità di linguaggio, alfabetizzazione e relazione genitore-figlio

Mamma, mi leggi una favola? E’ la domanda più frequente che i genitori si sentono rivolgere dai loro bambini  anche oggi che tra televisione, tablet e Cd  non sono pochi  i papà e le mamme che consegnano i loro bambini agli strumenti tecnologici pensati per raccontare storie artificiali.
Ebbene ora anche la ricerca medica raccomanda di leggere storie ai bambini piccoli perché ha accertato che li aiuta a migliorare le capacità di linguaggio, promuove la loro alfabetizzazione e rafforza la relazione genitore-figlio.

A sottolinearlo sono gli esperti dell’American Academy of Pediatrics (APP), che ricordano agli specialisti di raccomandare ai genitori di utilizzare libri adatti all’età dei loro bambini leggendoli ad alta voce e descrivendo in modo chiaro figure e parole.

Sapere leggere e avere un ampio vocabolario è importante sin dalla tenera età. A 8-9 anni, ad esempio, le capacità di lettura sono il fattore che predice meglio di qualunque altro parametro la possibilità di conseguire il diploma di scuola superiore e il successo che il piccolo avrà in ambito lavorativo.

Da questo punto di vista, spiegano gli esperti dell’APP, i bambini cui i genitori leggono storie in età prescolare iniziano la scuola con un bagaglio di capacità linguistiche maggiori. Non solo questi ragazzini dimostrano di essere più interessati nei confronti della lettura e instaurano una relazione culturale con il loro genitori, aspetto importante per lo sviluppo cognitivo, linguistico e socio-emotivo dei piccoli.

Le conoscenze attuali portano a spingere i genitori a “costruire interazioni con i loro figli nella vita di tutti i giorni”, spiega Perri Klass, fra gli autori delle raccomandazioni dell’APP. “Ciò – sottolinea l’esperta – permette di creare un relazione culturale che promuove lo sviluppo precoce del cervello, l’alfabetizzazione precoce, lo sviluppo del linguaggio”.

 

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D’altra parte, i genitori devono capire quali sono le letture e i tipi di interazione adatte all’età dei loro figli e come rendere la lettura un’attività divertente. “Un genitore non dovrebbe leggere a un bambino una storia lunga o aspettarsi che un bambino piccolo lo ascolti attentamente – spiega Klass – Un genitore non deve pensare che il bambino non saprà leggere se perde interesse”.

Un piccolo di 2 anni, infatti, ha una capacità di attenzione limitata nel tempo e può essere più propenso a mettere un libro in bocca che a sfogliarlo perché, ricorda l’esperta, è questo il suo modo di esplorare il mondo.

Per richiamare la sua attenzione e rendere proficua l’attività di lettura è importante, ad esempio, indicare le figure e dire al bambino cosa ritraggono, fare domande ai bambini e stimolarli a completare rime o frasi, sempre senza aspettarsi una risposta superiore alle possibilità tipiche dell’età del piccolo.

 

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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