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Le mille facce (tutte light) dell’aceto

L’aceto è il condimento ideale per la dieta, gustoso e brucia grassi: tutti i tipi di aceto che puoi trovare, le differenze e quali scegliere.

È fratello dell’olio, ma solo per il fatto che è costretto a “conviverci” quando viene portato a tavola. Sì, perché per il resto l’aceto, con il condimento simbolo della dieta mediterranea (così come con tutti gli altri, ha ben poco a che fare.

Se non altro perché è decisamente più amico della bilancia, anzi, di più: è il condimento light per antonomasia, con le sue pochissime calorie (solo 5 ogni 100 g). Senza contare che, prestandosi agli abbinamenti più inconsueti, esalta al meglio i sapori dei piatti più diversi tra loro. E ha anche tante altre virtù benefiche per l’organismo.

L’aceto classico classico è di… vino

L’aceto classico è il più conosciuto, il più usato, il più antico (lo usavano già i Romani). La sua qualità dipende da quella del vino dal quale si ottiene.

Ma dal punto di vista “scientifico”, è collegata alla quantità di acido acetico, che per legge dev’essere indicata sull’etichetta e non può essere inferiore al 6%. All’aceto possono essere aggiunti fino al 5% di aromi: in questo caso, però, sull’etichetta dovrà esserci scritto chiaramente “aceto di vino aromatizzato”.

L’aceto balsamico è in tre versioni

L’aceto balsamico che tanta fortuna ha oggi sulle  nostre tavole, come molte geniali scoperte è  frutto di un errore: il mosto dell’uva veniva cotto per ottenere un dolcificante da usare in cucina, una volta che restò troppo a lungo in un vaso, finì per fermentare e assumere quel tipico sapore agrodolce.

Oggi è oggetto di innumerevoli imitazioni, visto che la definizione di “balsamico” non è oggetto di alcuna tutela da parte della legge.

Sul mercato, tuttavia, si trovano tre tipi di aceto balsamico:

  • tradizionale, da sempre un prodotto di élite, molto costoso (perché maturato per decenni attraverso un procedimento complesso), non può essere aromatizzato;
  • di Modena, che può contenere fino al 2% di caramello (ma va specificato in etichetta, così come gli eventuali altri additivi), e può essere “affinato” (periodo di maturazione sotto i tre anni) o “invecchiato” (maturato in legno per più di tre anni); Leggi anche: Additivi, cosi ti orienti e non li temi

Tutti gli altri aceti, così insoliti, così buoni

Ci sono poi i tipi di aceto più insoliti, eppure altrettanto buoni:

  • di malto – corposo, delicato e molto aromatico – con cui condire insalata, ma anche cucinare carne o pesce o condire (all’inglese) le patatine fritte;
  • di riso, tipico della cucina giapponese (indispensabile per il sushi), morbido e moderatamente acido, perfetto per i sapori delicati o per preparare salse agrodolci, per marinare acciughe o gamberi, sui frutti di mare, nei pesci al forno o negli arrosti di carne;
  • di pomodoro, dal profumo di pomodori secchi e dal sapore sapido, si presta alla perfezione per condire carne e pesce alla griglia, ma anche carciofi e rucola.

Leggi anche: troppi carboidrati? a fine pasto un po’ di aceto

Redazione Staibene

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