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Lebbra (Malattia di Hansen)

È una malattia infettiva ad andamento cronico causata dal Mycobacterium leprae o bacillo di Hansen, un microrganismo grande appena 4?7 millesimi di millimetro. Soltanto il 5% circa delle persone che vengono a contatto con esso contrae la malattia, e quasi sempre dopo un’incubazione di anni; il 95% della popolazione mondiale mostra una resistenza naturale all’infezione. La lebbra interessa un’ampia fascia equatoriale che comprende il Sud-est asiatico, l’Africa (concentrata per il 95% in alcune zone come il Ghana, la Somalia, la Nigeria, lo Zaire), e il Sudamerica (specie Venezuela e Perú). Nel mondo ammonterebbero a poco meno di due milioni i malati di Hansen, secondo le più recenti statistiche dell’Organizzazione della Sanità, che ha intrapreso una intensa campagna per debellare completamente la malattia. Attualmente in Italia i focolai sono limitati a ristrette zone della Liguria, Toscana, Calabria, Sicilia e Sardegna. I casi sono distribuiti nei 4 Centri esistenti per la cura della lebbra, a Genova, Gioia del Colle, Messina e Cagliari. Il contagio e la trasmissione avvengono da pelle a pelle, e attraverso le secrezioni nasali; ma è anche possibile la trasmissione tramite il latte materno, e la puntura di insetti. Si conoscono due forme principali di malattia di Hansen, condizionate in gran parte dalla risposta immunitaria del soggetto e dalla via di ingresso dei bacilli. La lebbra lepromatosa ha un tempo di incubazione di 9-12 anni, e si esprime con manifestazioni cutanee disseminate quasi simmetricamente su tutto il corpo, rappresentate da piccole macule, papule e noduli duri (lepromi) ricchi di bacilli (lebbra multibacillare) disposti «a mazzi di sigari». I lepromi possono riassorbirsi, oppure ulcerarsi lasciando cicatrici deturpanti. Risultano anche coinvolte le mucose, specie del naso, con epistassi, secrezione, perforazione e distruzione del setto e della bocca. Le complicazioni nervose sono meno gravi e frequenti rispetto alla forma tubercoloide. La contagiosità è elevata, l’evoluzione in genere grave. La lebbra tubercoloide ha un periodo di incubazione molto più breve, e un decorso più lento, con lesioni (poco ricche di bacilli) più ampie ma meno diffuse sulla pelle (decolorazione, papule, ulcere) e interessamento nervoso più grave con estese zone di anestesia (ma talora dolori nevritici) e paralisi tardive. La contagiosità è molto modesta, l’evoluzione piuttosto benigna con tendenza alla regressione. Accanto a queste due forme principali, ne esistono altre miste, o anche a decorso aspecifico (lebbra indeterminata). La diagnosi si basa essenzialmente sull’esame esterno delle lesioni, sull’esame bioptico e sul riscontro microscopico di bacilli nella secrezione nasale. Si ricorre anche al «test alla lepromina» consistente nella somministrazione sotto il derma di una piccola quantità di sospensione di bacilli di Hansen morti: se la reazione è positiva, dopo 48 ore compare nel punto di inoculazione un arrossamento fugace e, con maggior regolarità, dopo circa 4 settimane una reazione tardiva (comparsa di papula). La profilassi consiste nell’evitare il contagio diretto o indiretto con il malato, e, per coloro che sono esposti, nell’impiego del vaccino BCG (di Calmette-Guérin), la cui reale efficacia è tuttora discussa. Se riconosciuta e trattata in tempo, la malattia può guarire completamente. Oggi si dispone di almeno quattro farmaci efficaci: il dapsone, la clofazimina, la rifampicina, l’etionamide. Alla terapia farmacologica se ne aggiunge, quando indicata, una di supporto, come la protezione delle mani, dei piedi e degli occhi, che sono divenuti insensibili e quindi facili preda di traumi e infezioni. Nei casi gravi e già mutilati, può essere necessario ricorrere al trattamento chirurgico per migliorare la funzionalità e l’estetica delle parti colpite. Anche dopo la guarigione il soggetto deve sottoporsi a controlli ripetuti a scadenze differenziate per rilevare i segni precoci di possibili recidive. Anche se non è più destinato come un tempo all’isolamento per tutta la vita, l’hanseniano è comunque tenuto a sostare per vari periodi di tempo nei Centri specializzati.

Redazione Staibene

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