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L’infertilità si combatte anche a tavola

La dieta quotidiana per evitare all’uomo problemi di sterilità

Ci sono i controlli periodici, certo. Ci sono gli stili di vita, altrettanto vero. Ma per prevenire e ridurre il più possibile i rischi di infertilità maschile, anche la dieta è importante. Quello che portiamo ogni giorno in tavola può incidere pesantemente sulla fertilità dell´uomo. Vediamo come.

Quanto conta la dieta
Secondo uno studio realizzato dal Laboratorio di semiologia del Dipartimento di fisiopatologia medica ed endocrinologia dell´università "La Sapienza" di Roma, mangiare cereali, frutta, verdura e pesce – tutti alimenti ricchi di amminoacidi e antiossidanti – migliora la qualità del liquido seminale maschile. Mentre il consumo di dolci e i chili di troppo alterano il potenziale riproduttivo degli uomini. Precisamente la motilità e la concentrazione degli spermatozoi.
Come spiega Andrea Lenzi, direttore della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia dell´università La Sapienza, che ha illustrato la ricerca durante la presentazione a Roma dell´edizione dei "Quaderni" del ministero della Salute sul tema "Criteri di appropriatezza strutturale, tecnologica e clinica nella prevenzione, diagnosi e cura delle patologie andrologiche", "per gli uomini la dieta, in particolare l´apporto e il tipo di grassi diversi ingeriti è associata alla qualità e alla fertilità degli spermatozoi. Dalle nostre analisi si evince come il consumo di frutta incida favorevolmente sulla concentrazione degli spermatozoi, mentre al contrario l´Indice di massa corporea (Bmi) e il consumo di dolci sembrano influenzare negativamente sia la concentrazione che la motilità spermatica".
"Gli uomini con problemi di fertilità", aggiunge Lenzi, "consumano anche più frequentemente cibi che agiscono da vettori di sostanze deleterie per il sistema riproduttivo, come gli xenoestrogeni".

Lo studio
L´indagine dei ricercatori dell´ateneo romano ha raccolto la più grande casistica internazionale. A oggi, infatti, sono 130 gli uomini osservati con un´età media di 33 anni, ed entro maggio saranno 300 i soggetti esaminati. "Il nostro studio – sottolinea Lenzi – sembra confermare i risultati di altre ricerche internazionali condotte precedentemente sul ruolo della frutta nel migliorare la qualità seminale, o anche confermare gli studi relativi all´impatto del Bmi sulla spermatogenesi, così come dell´elevato consumo di grassi e calo di spermatozoi".

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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