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Lo psicologo: “La superstizione nasce dal sogno di poter dominare la realtà”

La scaramanzia? Un retaggio del pensiero dei bambini, quando si pensa di essere in grado di dominare la realtà che ci circonda. Non è un problema, se questo atteggiamento si conserva anche da adulti. A patto, però, da non diventarne schiavi, al punto da farci condizionare nella vita di tutti i giorni. A quel punto, sarebbero guai per l’equilibrio psichico dell’individuo. Il dottor Adriano Legacci, psicologo e psicoterapeuta, direttore delle “Pagine blu degli psicoterapeuti”, spiega così il fenomeno della superstizione.

Come e perché si diventa scaramantici?
Fondamentalmente per due motivi. Anzitutto per ragioni culturali: basti pensare che presso alcuni popoli primitivi e alcune civiltà i rituali magici e i riti apotropaici, o scaramantici, costituiscono parte integrante della visione del mondo e del rapporto con la realtà. In secondo luogo, per ragioni psicologiche connesse a un comune denominatore che ha carattere universale: ogni adulto è stato un bambino. Nel corso del processo di sviluppo delle proprie abilità cognitive, e prima di arrivare allo stadio evoluto del pensiero ipotetico-deduttivo, ogni bambino cerca di capire il mondo e di affrontarlo adottando una forma di “pensiero magico”.
Si spieghi meglio.
Le caratteristiche principali di quello che definisco “pensiero magico” sono la “partecipazione” e “l’onnipotenza”. La prima consiste più o meno in questo ragionamento: io bambino, veggente e mago, vedo chiaramente una partecipazione, un chiaro rapporto tra due eventi, due fenomeni che a me risultano chiaramente legati tra di loro (la’ dove un adulto razionale, tra quei fenomeni, non troverebbe invece alcun nesso). La seconda, invece, si potrebbe riassumere così: io, bambino e mago, posso influenzare gli eventi, intervenire sulla realtà, piegare le circostanze, con il potere dei miei pensieri e dei miei desideri.
Che cosa c’entrano questi due atteggiamenti infantili con l’adulto?
Semplice. L’atteggiamento scaramantico dell’uomo adulto non è altro che l’esito di una modalità magica infantile, tappa evolutiva intermedia con funzioni originarie di adattamento alla realtà, di conoscere il mondo e rapportarsi a esso.
Essere scaramantici può rappresentare un problema o non è mai il caso di preoccuparsi più di tanto?
L’adozione di un atteggiamento scaramantico verso la vita è un fenomeno estremamente diffuso. In circostanze particolari, generatrici di ansia e di stress, alla via logico-razionale viene preferito il sentiero magico. Un sentiero regressivo e non adeguato al livello di pensiero dell’uomo adulto, ma certamente rassicurante. Le spiegazioni magiche danno maggior affidabilità di quelle razionali, sono più semplici da adottare, più a buon mercato, a disposizione di tutti. Placano l’ansia, attenuano lo stress. Da un punto di vista psicologico e antropologico, però, questo persistere di parti infantili e non evolute nell’uomo adulto rappresenta un enorme problema per l’umanità. Dal punto di vista dell’individuo singolo, se l’atteggiamento scaramantico si manifesta entro limiti ragionevoli e non arriva a condizionare pesantemente la qualità della vita, non costituisce un problema particolare, anche in considerazione della sua diffusione.
Come tenere sotto controllo la scaramanzia?
Basta non dimenticare mai che non si è obbligati a rimanere bambini per tutta la vita.
Come si fa a non far diventare la scaramanzia un’ossessione?
Nel momento stesso in cui si rende conto che, più di una piccola mania, quella per riti e amuleti si sta trasformando in qualcosa che influisce pesantemente sui nostri comportamenti, bisognerebbe rivolgersi a un buon psicoterapeuta. Se la scaramanzia può anche conservare aspetti di adattamento alla realtà ed essere talvolta perfino “utile” per conservare con la vita di tutti i giorni un rapporto dignitoso, un’ossessione è semplicemente una patologia. E come tale, va trattata con l’aiuto di uno specialista.
Che differenza c’è tra scaramanzia e fobie o manie o ossessioni?
Tutte affondano le proprie radici e trovano la propria ragion d’essere nell’infanzia dell’individuo e nel mancato raggiungimento delle mete evolutive più alte nello sviluppo dei processi cognitivi. Tutte stabiliscono falsi nessi e false connessioni tra gli eventi e i fenomeni. Tutte muovono dal presupposto di un’onnipotenza del pensiero, in grado di determinare la realtà. Occorre però non dimenticare che esiste una differenza quantitativa e qualitativa: se la scaramanzia può, entro certi limiti, avere funzione adattative, fobie, manie e ossessioni sono ascrivibili al campo della nevrosi, e dunque della patologia.
C’è una misura giusta nella scaramanzia?
Se mai ce ne fosse una, potrebbe essere quella di Benedetto Croce: “Non sono superstizioso, ma per sicurezza faccio le corna”
Possiamo dire che l’ultrascettico equivale – pur essendo l’estremo opposto – all’iperscaramantico: entrambi eccedono, entrambi sbagliano?
Sono convinto che gli apparenti estremi siano in realtà adiacenti.
La fortuna esiste? E la sfortuna?
Impossibile negare che esistano entrambe. Ma la fortuna, se proprio deve, aiuta gli audaci, non gli scaramantici.

(Valentino Maimone)

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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