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Lotta all’Aids, le prospettive per il futuro

Sono soprattutto tre le sfide che la lotta all’Aids oggi pone alla comunità scientifica e sanitaria del mondo occidentale:

1) arginare la diffusione dell’infezione da HIV per via sessuale soprattutto in popolazioni a più elevata vulnerabilità;
2) ottimizzare l’utilizzo della terapia antiretrovirale allo scopo di migliorarne l’efficacia a lungo termine e l’aderenza;
3) perfezionare la gestione clinica del paziente per contrastare gli effetti indesiderati dei farmaci e le malattie cronico-degenerative nel paziente che invecchia.

I vantaggi della terapia antiretrovirale combinata con nuovi farmaci, alcuni dei quali basati su nuove modalità di azione, come gli inibitori delle integrasi e gli antagonisti del recettore CCR5. Gli inibitori delle integrasi agiscono inibendo l’inserimento del DNA del virus nel DNA delle cellule umane e quindi ne bloccano la riproduzione.
Gli anti-CCR5 invece agiscono bloccando una proteina denominata CCR5, presente sulla superficie delle cellule di un paziente con infezione da HIV e che funziona da chiave per far entrare il virus HIV nelle cellule. Attaccandosi alla proteina, questi farmaci impediscono al virus di infiltrarsi nelle cellule.

Ma la vera speranza è tutta italiana: annunciata a fine ottobre 2008, arriva dai ricercatori del Cnr e dell’Università di Siena, che hanno scoperto una molecola in grado di bloccare l´infezione. Il suo bersaglio infatti è un enzima cellulare, la terapia attuale si basa invece su molecole dirette contro enzimi virali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica "Journal of Medicinal Chemistry".

"Il virus Hiv è un parassita delle cellule umane, non essendo in grado di riprodursi al di fuori dell´organismo infetto”, ha chiarito Giovanni Maga dell´Igm-Cnr, “si introduce nella cellula colpita dall´infezione e la spoglia delle sue risorse nutritive ed energetiche per duplicare il proprio genoma e costruire nuovi virioni. Al termine di questo processo di spoliazione, i nuovi virus escono dalla cellula, la quale, esaurite le sue energie, muore".
Il virus Hiv, all´interno della cellula infetta, assume il controllo di numerosi enzimi cellulari, distraendoli dalle loro normali funzioni e costringendoli a lavorare per dare vita a nuove particelle virali.
"Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3, che normalmente interviene nella produzione delle proteine cellulari, facilitando il flusso di informazione genetica tra il nucleo (dove l´informazione viene custodita) e il citoplasma (dove l´informazione viene tradotta in nuove proteine). Il virus Hiv si inserisce in questo circuito e fa sì che DDX3 trasporti solo l´informazione genetica virale, per massimizzare la produzione di proteine virali a scapito di quelle cellulari. Quindi DDX3 è un cofattore essenziale per la riproduzione del virus all´interno delle cellule umane".
E da qui che sono partiti gli studiosi per disegnare una molecola ad hoc per la proteina DDX3, che, sintetizzata e poi provata nei test biologici, si è rivelata capace di ostacolare l´azione di DDX3, bloccandola.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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