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“Mamma me lo compri?” 5 risposte di genitori intelligenti per figli sani

“Mamma me lo compri?”. Se chiedete ad un qualsiasi genitore quante volte a settimana si sente porre dai l figli questa domanda, siamo certi che una buona parte di loro vi correggerà: “quante volte al giorno, non a settimana”. Eh si, perchè i bambini specie quando sono piccoli, quella domanda ce l’hanno sempre lì, sulla punta della lingua, quasi che “avere” sia la cosa più appagante che l’educazione ricevuta ha insegnato loro ad apprezzare.

Ebbene, se questo accade spesso, qualche domanda i genitori se la devono porre, ma senza sensi di colpa. Perchè è vero che spesso sono proprio i genitori i primi consumisti che trasferiscono involontariamente ai figli il concetto di valore ancorato al possesso. Ma molto più spesso la responsabilità di questa continua richiesta di “comprare” fatta dai bambini, nasce non in famiglia ma davanti alla Tv, a causa di quel consumismo televisivo indotto dalla cultura del desiderio amplificata dalla pubblicità.

Ebbene, cosa deve fare un genitore davanti alla fatidica domanda?

Monica Massa, psicologa e psicoterapeuta specializzata in supporto a bambini e adolescenti ha approfondito l’argomento diventandone esperta sul campo.

 

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La prima cosa da fare – dice Massa – è imparare a dire dei bei “no” ai bambini. Non è facile ma – aggiunge Massa – riuscire a farlo è fondamentale quando parliamo di capricci dettati dal desiderio di possedere oggetti”.

Dunque imparare a dire “no” aiuta a crescere dei figli non troppo materialisti. Ma non basta dire solo “no” ; occorre anche dare spiegazioni, argomentare, intercettare la loro attenzione, che nel momento del “no!” è molto alta, per inserire nel varco apertosi in quel momento nella loro mente, che non si tratta di una punizione né un dispetto ma dell’assenza di una ragione sensata.

E quale sarebbe la ragione sensata? Per la psicoterapeuta significa insegnare ai figli ad aspettare ed a guadagnarsi gli oggetti. Esattamente ciò che, una volta cresciuti e divenuti adulti, impareranno sulla loro pelle, a scuola, in ufficio, nelle relazioni con gli altri.

 

Una battaglia ad armi impari

 

Poveri genitori; non sono spesso attrezzati per un compito del genere. E poi si trovano a competere con la forza di una macchina economica e pubblicitaria mostruosa. Il mercato dei giocattoli solo in Italia vale 3,3 miliardi di euro (dati Dozxa per la fascia d’età dai 3 ai 13 anni) e nel 2017 la vendita di articoli per l’età pre-scolare è aumentata del 7%.

Inoltre, il genitore che pensa di poter prevalere insegnando ai figli valori autonomi è in grande difficoltà e forse perdente in partenza, perchè l’educazione ormai non è più solo appannaggio della famiglia, ma della scuola, della comitiva di amici, dei videotutorial, della tv.

Imporre in famiglia canoni che non trovano alcun riscontro fuori rischia dunque di isolare i bambini frustrandoli. Ed allora che fare?

 

Leggi anche: Quanto conta il gruppo di amici nell’educazione dei figli

 

Le 5 soluzioni intelligenti

 

Benchè la lotta sia impari, i genitori hanno tuttavia un’arma in più potentissima. Sono gli unici che monopolizzano il tempo dei figli nei momenti topici della giornata, con continuità. “Continuità” è la parola chiave, nel senso che gli amici, la tv, la pubblicità sono interferenze potenti ma saltuarie. Solo la mamma e il papà sono tutti i giorni lì accanto ai figli.

Dice Massa: “I Bambini riproducono gli schemi che vedono in famiglia” . Per cui in famiglia occorre fare un gran lavoro mescolando etica e valori per aiutare i giovanissimi a costruirsi un’identità.

Cosa non facile ma nemmeno impossibile, secondo Massa che indica 5 consigli. Eccoli:

Bruno Costi
Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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