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Menopausa, la meditazione può alleviare i disturbi

Uno studio Usa: agire sullo stress attenua le conseguenze sulla qualità  della vita

Sono uno dei segnali più tipici e sgradevoli della menopausa. Quando si presentano, una condizione psicologica già fragile viene ulteriormente messa a dura prova. Parliamo delle vampate di calore, la cui comparsa incide in misura notevole sulla qualità della vita della donna giunta alle soglie dell´”età critica”. Ora uno studio scientifico dimostra che esiste un modo efficace e alternativo alla terapia ormonale sostitutiva, per combatterle: la meditazione.
La notizia arriva dalla rivista “Menopause”, il giornale della North American Menopause Society, che riporta i risultati di uno studio pilota condotto negli Stati Uniti dalla University of Massachusetts Medical School, per individuare l´efficacia della meditazione come terapia nel trattamento sintomatico delle caldane.

L´ansia peggiora le vampate
Fino a oggi, erano stati diversi gli studi capaci di dimostrare l´esistenza di un collegamento tra lo stress e le vampate di calore, al punto che le situazioni di ansia sono considerate responsabili del peggioramento del problema nelle donne che male affrontano periodi difficili.
Gli scienziati hanno dunque provato ad agire proprio sullo stress, attraverso una tecnica di rilassamento: in particolare, si è fatto ricorso a un programma di riduzione dell´ansia basato sulla presa di coscienza, un percorso che, attraverso la meditazione, permette di prendere coscienza di se stessi e di scovare nel proprio io le risorse per affrontare i sintomi più gravi, i disturbi cronici e le difficoltà emozionali.

Lo studio
Per l´indagine sono state arruolate quindici volontarie, che riferivano un minimo di almeno sette vampate di calore giornaliere, di intensità da moderata a grave. Per 11 settimane, le donne hanno tenuto una sorta di diario delle vampate in modo da facilitare gli scienziati nella valutazione del loro livello di qualità della vita.
Grazie alla meditazione, il miglioramento è stato netto: la gravità dei sintomi si è ridotta di almeno il 40 per cento.
La ricerca non rappresenta certo una svolta nel settore, soprattutto in considerazione del campione limitato di donne che sono state esaminate. Ma di sicuro è un motivo valido per continuare a percorrere una strada alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, che tuttora pone diversi problemi di gestione e di valutazione nel rapporto tra rischi e benefici.

Redazione Staibene.it – agosto 2009

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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