• Sii sano

729 visite

Olio d’oliva, il re dei condimenti

Olio d'oliva, il re dei condimenti

Secondo un recente studio della Coldiretti, sulla base dei dati Ismea-AcNielsen, negli ultimi cinque anni si sono ribaltate le gerarchie nei gusti delle famiglie: gli oli di semi, che nel 2000 erano i più amati, oggi hanno perso il primato in favore dell’extravergine. In brusco calo anche le diverse tipologie dell’olio di semi: quello di girasole (7%), arachide (-8%) e semi vari (-16%), anche se la perdita più netta riguarda il mais (-21%) e la soia (-43%). Ridimensionati anche il consumo di burro (11%) e margarina (25%). L’olio extravegine di oliva diventa quindi il numero uno nei consumi (+1% rispetto al 2000), oltre che nella produzione (l’Italia è seconda in Europa). Il consumo maggiore riguarda il Sud (34% del totale), seguito dal Centro (24%), dal Nord Ovest (22%) e dal Nord Est (17%). Burro e grassi animali vanno forte invece soprattutto nell’Italia settentrionale.
Gli italiani hanno dunque capito l’importanza di uno dei protagonisti della dieta mediterranea. L’olio di oliva è buono, sano e poliedrico. Ha persino proprietà terapeutiche: le vostre scorte di ibuprofene sono terminate? L’importante è che in cucina ci sia dell’olio d’oliva. Secondo una recente ricerca americana, il condimento principe della dieta mediterranea avrebbe caratteristiche identiche a quelle di uno dei più diffusi principi attivi antidolorifici e antinfiammatori, l’ibuprofene. Un componente dell’olio d’oliva, l’oleocanthal, agisce contro gli enzimi ciclossigenasi nella stessa maniera dell’ibuprofene. La scoperta è interessante soprattutto per tutte le malattie croniche in cui l’infiammazione gioca un ruolo determinante. Così come l’aspirina o l’ibuprofene, l’olecanthal, a piccole dosi quotidiane, potrebbe ridurre i rischi di malattie cardiovascolari, contribuire alla terapia di alcune forme di tumori, e aiutare l’organismo in diversi altri problemi collegati alla vecchiaia.
Infine, un consiglio prezioso al momento dell’acquisto. Una delle indicazioni più “misteriose” tra tutte quelle presenti sulle bottiglie di olio d’oliva, è il termine “acidità”: che cosa significa? Questo termine indica la percentuale di acido oleico ed è il principale indicatore della qualità di un olio. Più alto è il suo valore, più scadente è la qualità del prodotto. L’acidità può aumentare anche a seguito di negligenza nella fasi di produzione, vale a dire utilizzo di olive troppo mature, intervalli eccessivamente lunghi tra la raccolta e la lavorazione delle olive, scarsa cura nella lavorazione. Attenzione, però: l’acidità non si individua nel sapore dell’olio, ma è definibile solo attraverso specifiche analisi in laboratorio. Non va quindi confusa con quel leggero pizzicore che è invece indice di bassa acidità e recente spremitura delle olive.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

velotime.com.ua

Был найден мной интересный портал на тематику https://steroid-pharm.com.
agroxy.com
}