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Ospedali: il medico è stanco? Ecco perchè è meglio evitarlo

Scatta in Italia il riposo obbligato dei medici in Ospedale. Uno studio pubblicato sul New England Journal of medicine svela gli effetti agghiaccianti della mancanza di sonno dei chirurghi ospedalieri. Eccoli

Ospedali: il medico è stanco? Ecco perchè è meglio evitarlo

L’intenzione spesso è buona e  il super-lavoro è a fin di bene. Ma i medici chirurghi che in ospedale fanno turni massacranti per poter operare di giorno e fare la guardia la notte per affrontare le emergenze, è un rischio soprattutto per i pazienti perchè i medici rischiano di sbagliare con conseguenze disastrose per  se stessi, per gli ospedali e per i pazienti.

A denunciare il fatto è uno studio pubblicato su una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo medico, il New England Journal of Medicine, che ha esaminato le conseguenze dei turni faticosi dei medici sull’efficacia degli interventi. Un’ analisi che giunge puntuale proprio mentre in Italia, a partire dal 25 novembre 2015, scatta l’obbligo dei medici ospedalieri di fare riposo forzato  alla luce di tali conseguenze. Ma andiamo con ordine.

 

Perchè non fidarsi dei medici stanchi

La ricerca pubblicata sul New England Journal of medicine ha messo sotto osservazione  gli effetti della mancanza di sonno dei medici dovuta a turni prolungati ed ha scoperto che il tallone d’Achille dell’assistenza medica è proprio lì. Infatti  emerge dallo studio che  “il 30% degli errori medici evitabili avviene nelle ore di fine turno di notte”, come dire che proprio quando c’è un’emergenza,ad occuparsi del paziente operandolo spesso in piena notte, ci sono spesso medici stanchi che  lavorano dal mattino,  la cui buona volontà non è sopportata da altrettanta lucidità se, come ha documentato lo studio, in 1 caso su 3 si commettono errori che potrebbero e dovrebbero essere evitati.

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In Italia  scatta il riposo medico obbligatorio

Che la questione documentata dallo studio non sia una questione solo inglese ma comune a tutti i sistemi sanitari, lo dimostra la battaglia ingaggiata, e alla fine vinta, il cardiologo del Policlinico  di Milano, il sessantunenne che, per primo ha sollevato il caso anche negli ospedali italiani ottenendo alla fine la ragione.

Infatti dal 25 novembre è in vigore proprio grazie alla sua tenacia  la direttiva europea 93/104 che rende obbligatoria anche in Italia la pausa obbligatoria per i medici ospedalieri.

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“L’Italia – dice il cardiologo  al Corriere della Sera – è l’ultimo dei  paesi europei ad adeguarsi di riposo di 11 ore. Ora gli ospedali che non lo rispettano ed ammettono che i loro medici possano eluderlo rischiano sanzioni che arrivano anche a 50 mila euro.”

Intendiamoci:  i medici in questa situazione sono le vittime e non i colpevoli. Sono costretti a fare turni di lavoro massacranti  per 2 ordini di motivi entrambi estranei alla loro volontà: da un lato le carenze di organici dovuto al blocco delle assunzioni negli ospedali; dall’altro, non se la sentono eticamente di sottrarsi dall’entrare in sala operatoria quando di mezzo c’è la vita di un paziente che arriva al pronto soccorso e che senza intervento morirebbe.

Valga a titolo di esempio  il racconto di Luciano De Carlis medico chirurgo  specializzato in trapianti e primario all’Ospedale Niguarda di Milano: “Altro che obbligo di riposo di 11 ore tra un turno e l’altro – dice – .Di recente , nel week end 2  chirurghi della mia equipe hanno lavorato 18 ore di fila per salvare 2 vite umane, così abbiamo potuto eseguire un doppio trapianto di fegato. Con l’entrata in vigore della direttiva europea questo non sarebbe possibile.”

Le conseguenze? la riduzione del 50% degli interventi chirurgici.  Del resto la stretta delle spese sulla sanità , mentre non ha frenato le spese per gli acquisti, ha da tempo bloccato  i concorsi per le assunzioni di medici ospedalieri. Con il risultato che, secondo l’Anao, il sindacato dei medici degli ospedali –  nei prossimi anni potrebbero mancare 15 mila specialisti.

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Redazione Staibene

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