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Osteoporosi

È la riduzione di solito generalizzata del tessuto osseo, in conseguenza della quale l’osso diviene più fragile e tende a fratturarsi. Nel normale «rinnovamento» dell’osso, il processo tra perdita ossea (osteolisi) e ricostruzione (osteogenesi) si equivalgono: se invece prevale il primo, l’osso diviene «porotico» e si indebolisce. L’osteoporosi è molto diffusa in tutto il mondo, e riveste quindi carattere di malattia sociale: nell’anno 2020 vi saranno 343 milioni di ultrasessantenni nei Paesi industrializzati ed 858 milioni nei Paesi in via di sviluppo: volendo limitare il calcolo alle sole donne, poiché di esse il 25% va incontro ad osteoporosi dopo la menopausa, è facile comprendere l’impatto sociale di questa malattia. Negli Stati Uniti vi sono 24 milioni di persone affette da osteoporosi; in Italia, in Germania e in Inghilterra circa 8 milioni. L’osteoporosi fa parte del normale invecchiamento dello scheletro: dopo i 70 anni questo ha perduto circa il 30% della sua densità. Tuttavia, essa prevale nelle donne in menopausa (specie se precoce), nei soggetti con peso corporeo basso rispetto all’altezza e con fragile costituzione scheletrica, in coloro che seguono un’alimentazione inadeguata soprattutto nell’apporto di calcio, nei forti fumatori e nei grandi bevitori. L’osteoporosi può insorgere nel giovane e nell’adulto senza causa apparente, oppure nel soggetto anziano, nella donna in menopausa, e in seguito ad immobilizzazione prolungata (ad es. dopo fratture o nelle paralisi). Spesso la frattura rappresenta il primo segno di un’osteoporosi che già esiste da tempo; può verificarsi anche in seguito a traumatismi di lieve entità, oppure «spontaneamente», senza alcun evento diretto. Le fratture più frequenti sono quelle del polso e del femore, quest’ultima più pericolosa perché spesso si complica, comporta dolore, invalidità, ospedalizzazione, e necessita quasi sempre dell’intervento chirurgico. Pericolose sono anche le fratture delle vertebre, che possono determinare compressione del midollo spinale o dei nervi che da questo emergono. Le caratteristiche e l’intensità del dolore sono ovviamente in funzione della localizzazione o delle localizzazioni dell’osteoporosi; spesso la frattura è complicata da una reazione infiammatoria della zona osteoporotica. Oggi la medicina dispone di validi mezzi per diagnosticare l’osteoporosi. A parte la determinazione del tasso nel sangue e nelle urine di alcune sostanze (calcio, fosforo, fosfatasi alcalina) già di per sé indicativa, l’esame radiologico dello scheletro evidenzia chiaramente le aree di rarefazione dell’osso. Ma è la densitometria, cioè la valutazione del contenuto minerale delle ossa, l’indagine che riveste maggior significato non solo diagnostico, ma anche per seguire gli effetti del trattamento. È un esame non invasivo, affatto pericoloso, che consente di misurare la densità minerale dello scheletro in modo rapido, preciso e indolore in base all’analisi del tipo di assorbimento di raggi fotonici attraverso l’osso. Le sedi scheletriche comunemente esplorate sono il polso, la porzione lombare della colonna vertebrale ed il collo femorale. Alla densitometria dovrebbero sottoporsi tutte le donne in menopausa nelle quali non sia in atto un trattamento preventivo con estrogeni. L’esame serve anche per valutare nel tempo (con controlli a distanza di 1-2 anni) l’entità della perdita di calcio dallo scheletro. Ancor prima della terapia, occorre conoscere le misure più efficaci per prevenire l’osteoporosi e le sue manifestazioni. La prima è di mantenere una dieta equilibrata, con adeguato apporto di calcio (latte, latticini, uova, verdure fresche, alcune acque minerali); nello stesso tempo vanno evitate le diete molto ricche di proteine e di sale (che favoriscono la perdita di calcio). Molta cautela anche nell’uso del vino, dei superalcolici e del caffè. L’attività fisica deve essere anch’essa adeguata: occorrerebbe camminare almeno mezz’ora al giorno a passo svelto, senza correre, e fare ginnastica da camera o in palestra, con appositi esercizi. Inoltre, è necessario evitare tutti i possibili rischi di traumi e di cadute sia a casa che sul lavoro o in strada. Queste misure possono essere supportate dalla somministrazione di alcuni farmaci (sempre prescritti dal medico!), come preparati di calcio e/o di estrogeni. Esistono oggi farmaci ancor più efficaci e sicuri come gli amino-bisfosfonati (alendronato sodico) che esplicano un’azione decisamente efficace nel prevenire l’osteoporosi. Il trattamento si identifica con la profilassi: si basa quindi sul giusto apporto di calcio con la dieta, l’adeguata attività fisica e l’impiego di farmaci atti a ristabilire l’equilibrio tra formazione e distruzione di osso, come i recenti bisfosfonati.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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