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Parkinson, i sintomi meno conosciuti

Non è vero che il morbo di Parkinson colpisce solo gli anziani: 1 malato su 5 è under 50 ma i sintomi possono essere confusi con altre situazioni. Ecco quali sono.

Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Adolf Hitler, Francisco Franco, Mohammed
Ali, Mao Tse Tung, Giovanni Paolo II: pensiamo di conoscerla tutti, la malattia di Parkinson. Perché l’abbiamo vista a personaggi importanti della vita pubblica, perché la identifichiamo con sintomi evidenti e quasi familiari (il tremore della mano, per esempio) o per tanti altri motivi.
In realtà non è un patologia così facile da capire. Perché nasconde diversi altri segnali importanti eppure difficili da individuare a una prima occhiata: la lentezza dei movimento e la rigidità muscolare, solo per fare due esempi. Nel 20% dei malati, infatti, quel tremore che pensiamo così rivelatore in realtà è assente.

I sintomi meno conosciuti

Ecco allora gli altri segnali (oltre a tremore, rigidità muscolare e lentezza dei movimenti) che bisogna saper interpretare come spie del Parkinson:

  • maggiore difficoltà a svolgere movimenti come lo scrivere, il cucire, il radersi;
  • maggiore sforzo e maggiore tempo per azioni usuali come per esempio alzarsi da una sedia, scendere dall’automobile, girarsi nel letto o vestirsi.

Il Parkinson non riguarda solo gli anziani

La Malattia di Parkinson non è la malattia degli anziani: in Italia colpisce circa 6.000 persone ogni anno. Ma 1 paziente su 4 si ammala prima dei 50 anni. Inoltre, il 25% dei malati di Parkinson non sa di esserlo perché i sintomi sono leggeri e facilmente confondibili: succede in particolare ai pazienti nella fascia di età 40-50 anni.

Nel 20% dei casi (si tratta ancora una volta soprattutto di soggetti giovani) i pazienti arrivano dal medico solo dopo 2 anni dall’inizio della malattia, poiché non ne erano a conoscenza, perdendo, così, tempo prezioso.

Curare il prima possibile

Conoscere approfonditamente la malattia di Parkinson, quindi, diventa un modo essenziale per poterla affrontare nel modo migliore: attraverso terapie ad hoc, attuate con tempestività.

Sì, perché prima si comincia la terapia (non appena compaiono i sintomi motori), più aumentano le possibilità di preservare la qualità della vita nel corso degli anni, a vantaggio sia del paziente che della sua famiglia.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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