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Le parole nel sesso? Come accendere le fantasie

Un linguaggio un po’ crudo spesso viene utilizzato anche nella coppia. Che peso ha durante l’atto sessuale?

Un linguaggio un po’ crudo spesso viene utilizzato anche nella coppia. Che peso ha durante l’atto sessuale? Quale complicità deve esserci tra  i partner perché non sia un’offesa? Quando è piacere e quando umiliazione?

Lo abbiamo chiesto a Marinella Cozzolino sessuologa e psicoterapeuta, presidente dell´ Associazione italiana di sessuologia clinica.

Che personalità hanno le persone che non dicono mai parolacce? “Sono le persone molto controllate, rigide e vendicative, quelle che invece di pronunciare la parolaccia, non la pronunciano ma la pensano soltanto meditando, però,  una vendetta. Sono le persone formali,  razionali e poco emotive. In psicologia questo tipo di personalità viene definita aggressivo-passiva”.

 

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Un esempio? “Il partner che torna a casa e si mette davanti al computer o col giornale in mano e, nonostante sia arrabbiato, fa finta di nulla e ignora l’altro. Anche nella coppia è preferibile usare una parolaccia piuttosto che questo atteggiamento. Chi riceve una parolaccia deve capire che si tratta di uno sfogo individuale di un’emozione, indipendentemente dal significato che ha quella parola. E’ lo sfogo di un momento. Dietro una parolaccia non c’è rancore o premeditazione”.

E quando si usa una parolaccia per definire una donna “una poco di buono”? “Ci sono parolacce, brutte parole e bestemmie. Le parolacce sono parole neutre, non si riferiscono a una persona, a una qualità o a una caratteristica di qualcuno. Nel momento in cui, invece, vanno ad individuare delle caratteristiche in quel momento diventano brutte parole. Per fare un esempio: se si dice ad un uomo che è impotente, si usa una brutta parola non una parolaccia, per intenderci”.

 

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In che modo le parolacce incidono nella coppia? “Nella stessa identica maniera con la quale agiscono sul singolo. Durante una litigata, una discussione è preferibile la persona che scarica la tensione con una parolaccia piuttosto che una che accumula aggressività o che scarica in maniera diversa”.

E le parolacce a letto? “In un rapporto sessuale che funziona, ci concediamo di essere più istintivi, di aver meno sovrastrutture, di essere più liberi. Per questo motivo spesso le parolacce piacciono, eccitano, perché rappresentano la liberazione. Non sempre vengono accettate da entrambe i partner perché spaventano”.

 

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Tra uomo e donna, a chi piacciono di più le parolacce? “Alle donne. Il motivo? Se l’uomo durante l’atto usa la vista, la donna usa le orecchie. Lei ama sentirsi dire delle parole forti e spesso queste parole rimandano all’idea della donna-amante, della donna che fa godere l’uomo, della “mestierante”, di quella che fa sesso con gusto. Ma per avere un significato positivo, le parolacce devono essere riconosciute da entrambi, ci deve essere il consenso. Se uno dei due non tollera questo tipo di atteggiamento, bisogna desistere perché può esser vissuto come un’offesa, può essere inibente. Se ci fosse una scala di capacità individuali di lasciarsi andare durante l’atto sessuale, chi dice le parolacce avrebbe un punteggio alto. Chi riesce a liberarsi in quel momento lì a diventare più animale e essere più in contatto con gli istinti, può spaventare chi invece è più imbarazzato, inibito, ha più pudori”.

 

Molto parolacce ruotano intorno ai genitali maschili. Perché? “La parolaccia nasce come sfogo che deve servire anche a dare potere, a far sentire un po’ più forte. Il massimo del potere lo ottengo con la distruzione dell’altro e non lo potrei mai offendere di più di come potrei offenderlo se offendessi i suoi genitali”.

(Paola Coen)

Redazione Staibene

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