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Partorire senza dolore? Pro e contro delle tecniche più diffuse

Vuoi partorire senza sentire il dolore del travaglio? Ecco come funzionano le 3 tecniche più usate: l’iniezione epidurale, l’autoipnosi e il gas esilarante.

Partorire senza dolore? Pro e contro delle tecniche più diffuse

“Partorirai con dolore”, dice la Bibbia nel libro della Genesi.  Ed invece no, dice la medicina di oggi. Da quando la medicina non è più quella biblica, infatti, la corsa va esattamente in direzione contraria, ovvero  si tenta in ogni modo di evitare alle mamme il dolore del parto con molte tecniche.

Qui ve ne indichiamo 3, le più diffuse nel mondo, lasciando che sia ogni mamma, in base alle sue condizioni di salute e soprattutto alla sua personale soglia di dolore,  a scegliere la più adatta .

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L’iniezione epidurale anti-dolore

E’ la tecnica di anestesia più diffusa in Europa dove  viene praticata ( in Francia ed in  Germania)  fino al 70% dei casi.

La ragione è che riduce il dolore della partoriente senza farle perdere la lucidità durante il parto. La mamma così partecipa, ma non soffre, ed il bambino viene sottoposto ad un minore stress.

L’iniezione epidurale viene eseguita da un medico anestesista rianimatore e ha lo scopo di bloccare la trasmissione del dolore proveniente dalle radici nervose e causato dalla contrazione dell’utero e dalla progressione del bambino. Viene eseguita con tecnica sterile e consiste nell’inserimento di un catetere  contenente l’anestetico locale all’interno dello spazio epidurale  tra le vertebre  precedentemente individuato . L’azione del farmaco si manifesta in genere nell’arco di 10-15 minuti.

L’utilizzo dell’iniezione epidurale  stanca  meno la mamma, permette un miglior controllo delle funzioni vitali e un recupero più rapido dopo il parto, riduce le contrazioni e induce un migliore rilassamento dell’utero tra una contrazione e l’altra. È molto apprezzata  dalle donne che non sopportano il dolore del parto  e particolarmente indicata nei casi di gravidanza difficile, ad esempio se il feto si presenta  con la schiena contro la schiena della madre, e può quindi causare forti dolori che, se prolungati, possono provocare un consumo eccessivo di ossigeno dovuto allo stress a danno proprio del feto.

Non tutte le mamme se la possono permettere, dunque è necessario che la partoriente si sottoponga ad una visita con il medico anestesista e ad un’analisi del sangue nelle settimane che precedono il parto.

In Italia l’iniezione epidurale è prevista dal servizio sanitario nazionale nelle strutture pubbliche ma il Ministero della Salute lascia alle regioni stabilire se  metterla totalmente a carico dello Stato e dunque gratuita per le gestanti o sottoporla a pagamento totale o parziale. E ciò determina un’applicazione a macchia di leopardo,  con situazioni diverse da regione a regione.

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 L’autoipnosi

Non ha niente a che vedere con la situazione di tranche, o perdita di coscienza e di volontà che si ha nelle situazioni di piena ipnosi, ma l’autoipnosi non è niente altro che una tecnica  di training autogeno, di natura psicologica e biochimica che attraverso  la produzione autonoma di endorfine, riduce molto il dolore percepito senza annullare quello fisico. Nel senso che il dolore c’è ma grazie alla suggestione che la donna riesce a raggiungere con l’autoipnosi non lo sente.

Come funziona ? Durante il travaglio l’ansia della donna aumenta dal 50 al 70% e dunque grazie ad un processo di rilassamento e focalizzazione molto intenso la donna attiva la parte destra del cervello, quella solitamente attivata durante il sonno, l’inconscio, che , conducendola nell’area simile a quella dei sogni, elimina la percezione del dolore. Per riuscirci serve un esperto, generalmente uno psicologo,  e se la preparazione psicologica al parto avviene in maniera corretta è possibile, nei momenti di maggior dolore fisico, riuscire ad estraniarsi dal proprio corpo riuscendo a separare la propria componente razionale da quella irrazionale. La donna non elimina il dolore ma  la percezione del dolore.

 

Il gas esilarante

Benché sia stato rilanciato di recente, l’utilizzo del  protossido d’azoto, più comunemente chiamato gas esilarante, non perché faccia ridere ma perché  esercita effetti simili ad una droga leggera, è noto da almeno 150 anni e per molto tempo è stato utilizzato  nelle sale parto.

E’ considerato una variante del parto naturale perché si tratta di un anestetico molto blando. Negli Stati Uniti viene utilizzato nel 70% dei parti riducendo notevolmente sia  il parto cesareo, sia il ricorso all’epidurale.

Se il gas viene assunto correttamente ed a piccole dosi , come accade in sala parto, nausea ed un leggero mal di testa  sono gli effetti collaterali noti; se inalato in dosi maggiori per lungo tempo ci sono invece danni cerebrali.

Non molto diffuso  in Italia è rivolto soprattutto a chi vorrebbe un parto il più naturale possibile ma ha una bassa soglia del dolore ed anche a chi vorrebbe l’anestesia epidurale ma nella struttura non è presente oppure troppo costosa.

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Redazione Staibene

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