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Pensare al denaro è come una droga

Stimola i centri del piacere nel cervello e anche la sola idea di guadagnnare di più provoca frenesia fisica

C ‘è un punto debole nel nostro cervello che rischia di farci prendere un abbaglio anche quando siamo sani, intelligenti, colti e preparati. Ed è la debolezza che riguarda il fascino del denaro e la sensazione di ricchezza; proprio gli ingredienti che guarda  caso, sono fra le prime cause dei tracolli finanziari di chi era ricco e improvvisamente può ritrovarsi povero.

Di che si tratta? Potremmo definirla la sindrome della ricchezza apparente, overo quella secondo cui alcune parti del  nostro cervello  ci illudono che siamo ricchi anche quando stiamo impoverendo, perchè ci nasconde la realtà delle cose.

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La ragione è che il denaro lavora come una droga sul cervello e anche solo l´idea di guadagnare un salario più alto dà una sorta di frenesia fisica.

Cos’è "l’effetto ricchezza"

Gli economisti hanno studiato da tempo il fenomeno e lo hanno codificato con il nome di "l’effetto ricchezza" che chi investe in Borsa conosce bene: significa  sentirsi ricchi quando il valore dei titoli aumenta induce a spendere di più e migliora l’umore anche se  il nostro conto in banca è rimasto inalterato. 

Ora ci pensa uno studio del professore Armin Falk, dell´Università di Bonn (Germania) a confermarlo. Egli ha infatti scoperto che anche soltanto il pensare al denaro contante stimola i centri del piacere; e più alto è il salario – anche se solo immaginato – più grande è il piacere suscitato nel cervello.

L´aspetto più sorprendente della ricerca è che queste affermazioni rimangono vere anche quando quello che si vuole acquistare costa di più, per esempio in tempi di inflazione più alta e crolla il nostro potere d´acquisto.

Il risultato dello studio suggerisce che il cervello umano è suscettibile in maniera innata all´illusione della ricchezza che il denaro può dare.

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È quello che gli economisti chiamato l´"illusione monetaria", ovvero il fatto che la gente si fissa sul valore nominale della moneta, non tenendo conto in maniera adeguata delle variazioni del suo valore reale.

Il cervello insomma non tiene minimamente conto dell´andamento economico reale; e il denaro sembra attivare davvero gli stessi centri del piacere coinvolti dalla droga.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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