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Punture e morsi

Punture e morsi: tutto quello che devi sapere sui rischi e le precauzioni sugli incontri ravvicinati con cani, fatti, insetti, api, vespe, topi, pesci, uccelli.

Gli animali i cui morsi o punture possono provocare lesioni sono: serpenti velenosi, insetti, ragni, scorpioni, topi, gatti, cani, uccelli.

 

Morsi di serpenti velenosi.

In Italia l’unica specie pericolosa è rappresentata dalla vipera (la più diffusa è la Vipera aspis), caratterizzata da una testa triangolare, da un corpo generalmente tozzo che termina con una corta coda.

Il veleno, prodotto da due piccole ghiandole, viene iniettato nella vittima tramite la puntura inferta da due denti perforati da un canale completo; il veleno si diffonde rapidamente in tutto il corpo attraverso il sangue e provoca gravi fenomeni di intossicazione e disturbi nei delicati processi che regolano la coagulazione del sangue, con tendenza all’emorragia.

Ad una prima sensazione di dolore acuto localizzato in corrispondenza delle due piccole ferite puntiformi, distanziate circa 8 mm l’una dall’altra, segue, dopo circa 5-15 minuti, la tumefazione della parte colpita, che con il passare del tempo si fa dolente e calda al tatto e si ricopre di chiazze bluastre; se non si instaura prontamente una cura appropriata, nel giro di uno o due giorni la cute si necrotizza.

A questi sintomi locali ne fanno seguito altri di carattere generale: malessere generale, senso di angoscia e prostrazione, sudore freddo e sete intensa, difficoltà respiratoria, dolori gastrici accompagnati da nausea, vomito e talora diarrea. A tutto ciò segue, nei casi gravi (soggetti debilitati, bambini, vecchi) il coma e la morte.

I casi mortali sono comunque rari, quando vengono prodigate le cure necessarie, che consistono in:

1. Porre un laccio non troppo stretto a monte della lesione per bloccare la circolazione venosa, e impedire il ritorno al cuore del sangue intossicato dal veleno, senza impedire la circolazione arteriosa, cioè l’apporto di sangue ossigenato;

2. Praticare la suzione della ferita; tale manovra consente di aspirare una notevole quantità di veleno, e non rappresenta un pericolo per chi la pratica, a meno che il soccorritore non abbia piaghe o ferite nella bocca, in quanto in tal caso il veleno può passare nel sangue del soccorritore stesso. Se viene accidentalmente inghiottito, il veleno risulta inattivo in quanto i succhi gastrici sono in grado di distruggerlo;

3. Disinfettare immediatamente la ferita con sostanze come il permanganato di potassio e la candeggina che, essendo in grado di liberare ossigeno, possono anche in misura ridotta neutralizzare il veleno;

4. Iniettare, quando se ne è in possesso, il siero antivipera (metà dose) nei tessuti sottocutanei in corrispondenza della ferita, e l’altra metà nella coscia. È sempre comunque buona norma saggiare la sensibilità individuale al siero iniettandone una piccolissima dose sotto la pelle; e solo quando si è accertato (dopo circa 15-20 minuti) l’assenza di un alone rosso in corrispondenza del punto dell’iniezione, si può procedere alla somministrazione della dose intera (in caso di positività la somministrazione del siero può provocare un grave shock anafilattico, anche ad esito letale);

5. Impedire al soggetto colpito di compiere qualsiasi movimento, in quanto la contrazione muscolare favorisce la circolazione sanguigna, e di conseguenza l’assorbimento del veleno, ed organizzare il corretto trasporto dell’infortunato in un luogo di cura idoneo;

6. Somministrare caffè o tè molto forte, ma non alcolici. Non offre utilità alcuna l’incisione della ferita, in quanto aumenta la superficie di diffusione, e può favorire la necrosi e l’infezione dei tessuti.

 

Punture di insetti.

Tra gli insetti velenosi largamente diffusi in Italia sono gli imenotteri (vespe, api, calabroni, formiche, zanzare, pappataci, ecc.) i quali sono in grado di iniettare sostanze venefiche, a scopo difensivo e offensivo; nell’uomo provocano in genere solo una vivace reazione locale.

Talora vi può essere però una violenta reazione generale, ma ciò è sempre dovuto ad una particolare reattività individuale di tipo allergico o alla contemporanea puntura da parte di più insetti della stessa specie velenosa.

Altri insetti, come le cimici, pur non possedendo un vero e proprio apparato velenifero, all’atto della puntura iniettano la secrezione delle ghiandole salivari, provocando notevoli disturbi.

Le zanzare appartenenti al genere Anopheles iniettano una sostanza in grado di impedire la coagulazione del sangue limitatamente al punto di iniezione, e dotata di spiccato effetto pruriginoso.

La gravità di questo tipo di puntura è legata essenzialmente a tre fattori:

  1. la molteplicità delle punture, che possono addirittura portare al coma e alla morte;
  2. la sede della puntura (pericolo di asfissia per edema della glottide, se la lesione avviene sulla lingua o in gola, e di cheratite se viene colpito l’occhio);
  3. una sensibilità individuale esaltata (soggetto allergico o debilitato).

Il trattamento locale di tali lesioni consiste nell’estrazione dell’aculeo se questo è rimasto infisso nella pelle e nell’applicazione di una pomata antistaminica in grado di togliere il prurito o di ridurre il pomfo; quello generale è del tutto simile a quello che si applica in caso di shock.

 

Morsi di ragni.

Il morso del ragno è facilmente riconoscibile in quanto la lesione presenta due piccoli punti di penetrazione provocati dagli uncini di cui questi animali sono dotati.

In Italia, a parte il genere Iatrodectus (che si trova nell’Italia Meridionale e nelle Isole), i ragni sono poco pericolosi. Il veleno provoca dolore nel punto di attacco, e determina necrosi del tessuto.

Il trattamento consiste nella disinfezione locale e nell’iniezione di siero specifico.

 

Puntura di scorpioni.

Fra le tante specie ne esistono alcune molto velenose, ma fortunatamente in Italia la specie più comune (Euscorpius italicus) ha un modesto potere tossico.

La puntura di scorpione, che viene inferta alla vittima tramite un aculeo posto all’estremità della coda, provoca vivo dolore, gonfiore locale ed arrossamento.

Rari i sintomi generali, che consistono in agitazione, vomito, blocco renale, coma.

Il trattamento è del tutto sovrapponibile a quello delle ferite da morso di serpente, fatta eccezione ovviamente per l’uso del siero specifico antiscorpione.

 

Punture da zecche.

Si possono prendere le zecche camminando o sdraiandosi nell’erba alta, nei boschi, nelle grotte, o tramite i cani; la puntura provoca una lieve reazione cutanea; ma la gravità consiste nel fatto che se viene punto il volto o il collo possono subentrare fenomeni di paralisi (dovuti ad un veleno contenuto nella saliva della zecca) che dai piedi tende ad estendersi verso l’alto, con il pericolo di una paralisi respiratoria.

Le zecche possono inoltre trasmettere i germi di numerose malattie infettive.

Esse, che si nutrono di sangue, vanno accuratamente distaccate dal corpo con l’aiuto di un batuffolo imbevuto di cloroformio o etere, lavando poi la parte con acqua e sapone.

 

Pesci velenosi.

Tra questi il più diffuso nei nostri mari è la tracina, o pesce ragno, che vive nei pressi delle spiagge, semiaffondato nella sabbia, e che, essendo dotato di un aculeo velenoso posto tra le spine dorsali, con facilità ferisce i piedi di chi lo calpesta. Tale puntura provoca un violento dolore locale seguito da gonfiore. Tutto scompare nel giro di poche ore; rari sono i sintomi generali e i casi mortali.

La cura è essenzialmente locale e si avvale dell’applicazione di ammoniaca o pomate antistaminiche.

I ricci di mare sono privi di un vero e proprio potere venefico e richiedono solo una pronta estrazione degli aculei rimasti infissi nella pelle e un’accurata disinfezione della parte colpita.

La lesione indotta dal contatto con le meduse è essenzialmente di natura chimica ed è sovrapponibile a quella provocata da una ustione; l’uso di pomate antistaminiche al cortisone si rivela molto utile.

 

Morso di topi, gatti, cani, uccelli.

I morsi inferti da questi animali comportano un duplice pericolo: locale, in quanto provocano una ferita; generale, in quanto possibili fonti di infezione, come il TETANO (che può far seguito a qualsiasi morso, indipendentemente dall’animale che l’ha provocato), la SPIROCHETOSI provocata dal morso di ratto, la FEBBRE DA GRAFFIO DI GATTO che fa seguito alle lesioni provocate dal graffio o dal morso del gatto, la RABBIA che può svilupparsi a causa del morso di un cane.

Redazione Staibene

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