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Quanto sole si può prendere? 11 consigli per salvare la pelle

Due ore al giorno nelle ore giuste riducono il tumore al colon del 253% grazie allo stimolo della vitamina D

Non è vero che il sole fa sempre male; non è nemmeno vero che il sole fa sempre bene.

Il vero dilemma è quanto sole  occorre prendere perché faccia bene; e  a che ora prendere il sole e che limite non superare per evitare che faccia male.
Quanto sole si può  prendere?
Bastano due ore al giorno. Secondo uno studio pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology condotto dai ricercatori dell’Università di Boston, con due ore al giorno di esposizione al sole si abbatte del 50% il rischio dell’insorgere di tre forme di tumore tra le più temute: alla prostata, al seno e al colon-retto.
Il segreto è nella vitamina D, la cui produzione è stimolata dai raggi solari, mentre quando è assente può preparare il terreno alle malattie infettive, autoimmuni e cardiovascolari.
"La vitamina D agisce beneficamente su tessuti differenti, in particolare sulla prostata e sul seno", spiega Patrizio Mulas, presidente dell`Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi).

Non servono sedute prolungate per immagazzinare la giusta dose di vitamina D. "Sono sufficienti, infatti, due ore al giorno di esposizione nelle ore meno calde, per produrre la concentrazione di vitamina D utile all`organismo – spiega Mulas -. Numerose ricerche confermano la sua azione anticancro, e la relativa mancanza determina un aumento del rischio di sviluppare il tumore al colon-retto fino al 253%”.
Gli 11 consigli da seguire per salvare la pelle

1. L’ abbronzatura è lo "schermo" che la pelle usa per proteggersi dai raggi UV; essa però non offre che una difesa limitata, pertanto è importante continuare a usare protettivi anche quando si è abbronzati.

2. L’ indice di protezione solare (SPF) determina quanto tempo si può stare al sole senza scottarsi: un SPF pari a 8, ad esempio, moltiplica di otto volte la durata dell’ esposizione "sicura". "Attenzione però a considerarlo un modo per allungare a piacimento la permanenza al sole, perché tutti i filtri si degradano nel giro di breve tempo perdendo le loro qualità» sottolinea il dermatologo. «Per questo è meglio usare solari ad alto indice protettivo, oltre 15-20».

3. L’ applicazione dei solari deve essere ripetuta dopo il bagno (anche in caso di prodotti resistenti all’ acqua) e comunque ogni due ore circa.

4. Le creme protettive non devono essere lasciate al sole né conservate di anno in anno, pena l’ uso di un prodotto del tutto inefficace.

5. Meglio non esporsi al sole nelle ore centrali della giornata (fra le 11 e le 16), quando i raggi sono più intensi; se si resta sotto l’ ombrellone, non dimenticare il filtro solare perché si è comunque esposti ai raggi riflessi dalla sabbia.

6. Attenzione a non farsi ingannare dalle condizioni atmosferiche: le radiazioni UV ci colpiscono anche quando le nuvole schermano più o meno parzialmente il sole e quando non sentiamo caldo per merito del vento o del cielo coperto.

7. Gli indumenti proteggono dai raggi, ma attenzione a fare il bagno con la maglietta perché il cotone bagnato non filtra gli UV.

8. No ai lettini abbronzanti: oltre a essere una pessima abitudine, danno un’ abbronzatura diversa, non altrettanto "protettiva" a parità di colorito.

9. Alcuni farmaci (ad esempio la pillola anticoncezionale o certi antibiotici e antinfiammatori) possono favorire gli eritemi anche a basse dosi di UV.

10. Utilizzare sempre occhiali da sole con filtri anti-UVA e anti-UVB, certificati con marchio UE: «sarebbe consigliabile un uso regolare, non soltanto in estate» precisa l’ oculista.

11. Attenzione ai ragazzi. La maggior parte dell’ esposizione ai raggi UV avviene prima dei 18 anni, quando l’ organismo è particolarmente sensibile ai danni da sole: per questo è fondamentale proteggere la pelle e gli occhi di bimbi e ragazzi.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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